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Conosciamo le nostre preziose "amiche" piante: l’ulivo 2ª parte

Conosciamo le nostre preziose "amiche" piante: l’ulivo 2ª parte Copertina (152)
Domenico Brancato

Curiosità:
Storico – mitologiche
  • La coltivazione dell’Ulivo risale a più di 6000 anni fa, esistono infatti numerosi riferimenti nella Bibbia, e in altri testi tradizionali-religiosi dei popoli del Mediterraneo, come Greci, Romani ed Egizi. Fra le numerose citazioni si ricorda la colomba che portò a Noè un ramoscello d’Ulivo dopo il Diluvio Universale, come simbolo di rinascita e di riconciliazione. Oppure le ultime ore della vita di Gesù, trascorse nell’Orto degli Ulivi.
  • L’albero, nell’antichità, era molto apprezzato ed utilizzato per le sue doti curative: con le sue foglie si preparava un decotto utile a contrastare la febbre e, in generale, tutte le malattie causate da virus e batteri. Questo rimedio ha la valenza, a tutti gli effetti, di un antibiotico naturale, anche se oggi si tende a scegliere altri tipi di soluzioni, trascurando di fruire dei benefici di questa preziosa pianta di casa nostra.
  • L’Olivo ispirò i simboli della prosperità e della pace ai romani che ne utilizzavano i rami in una cerimonia tipica di Capodanno quando, all’alba delle Calende (primo giorno del secondo mese del calendario romano antico) di Gennaio, due fanciulli prendevano ramoscelli d’Olivo e del sale, ed entravano nelle abitazioni dicendo: “Gaudio e letizia siano in questa casa” e auguravano abbondanza di figli, porcellini, agnelli e ogni altro bene.
  • Roma l’Olivo era dedicato a Minerva (divinità romana della lealtà in lotta, delle virtù eroiche, della guerra per giuste cause di difesa, della saggezza, delle strategie e protettrice degli artigiani) e Giove (dio supremo della religione e della mitologia romana, i cui simboli sono il fulmine ed il tuono). I romani, pur considerando l’olio di oliva come merce: da esigere dai vinti, da commerciare, e da consumare, derivarono dai Greci anche alcuni aspetti simbolici dell’Ulivo, come quelli di onorare i cittadini illustri, gli sposi il giorno delle nozze e i morti, inghirlandandoli con corone di fronde di Olivo, per significare di essere vincitori nelle lotte della vita umana.
  • Secondo una leggenda riferita da Plinio e da Cicerone (avvocato, politico, scrittore , oratore e filosofo romano – 106 a.C. – 43 a.C.), sarebbe stato Aristeo (personaggio della mitologia greca, figlio di Apollo e della principessa Cirene) lo scopritore dell’Olivo e l’inventore, all’epoca fenicia (1200 - 333 a, C.), del modo di estrarre l’olio.
  • La Genesi (creazione del mondo e dell’uomo narrata nel primo libro dei cinque -Pentateutico- dell’antico Testamento ispirati da Dio a Mosè) narra che quando le acque del Diluvio universale cominciarono a calare e l’arca si arenò sulla cima del monte Ararat, Noè fece uscire prima un corvo perché gli riferisse sul lento emergere delle terre e poi una colomba che tornarono senza trovare un lembo di terra dove posarsi. Dopo una settimana rispedì la colomba che al crepuscolo rientrò con un ramoscello di Ulivo nel becco. Noè comprese allora che le acque si erano ritirate definitivamente. Aspettò altri sette giorni, poi lasciò libera la colomba che non tornò più nell’arca: sicchè il ramoscello d’Olivo divenne, per ebrei, cristiani e musulmani, simbolo di rigenerazione, pace e prosperità.
Nella tradizione cristiana la Domenica delle Palme, che commemora l’ingresso di Gesù Cristo in Gerusalemme , spesso la palma viene sostituita da rami d’Ulivo, con il significato della riconciliazione fra il Signore e gli uomini, di cui la Pasqua è l’evento storico. Per tale motivo i contadini, una tempo, piantavano un ramo benedetto nei campi seminati. Si diceva anche che tenesse lontani i fulmini e, in Piemonte, le streghe.
  • Al simbolismo di pace si ispirava un’usanza testimoniata da san Cirillo d’Alessandria, per la quale un esercito che la voleva , dopo una battaglia, la chiedeva tramite un araldo ( Messaggero o, nel Medioevo, Ufficiale incaricato di rendere pubbliche le decisioni delle autorità di competenza) che, per ottenerla, doveva presentare al nemico un recipiente pieno di olio d’oliva.
  • Nell’antica Grecia, l’abbondanza di olio di oliva da utilizzare per cibo e alimentare le lampade, implicava una risorsa di vitale importanza, che veniva a mancare nei periodi di guerra. Per cui divenne sinonimo di tempo di pace. Per tali motivi, gli uliveti erano considerati obiettivi cruciali da colpire durante le guerre, e la loro devastazione rappresentava, per la popolazione ferita, un duro colpo non solo economico ma anche psicologico. Tuttavia, dagli Ulivi distrutti dall’odio, spuntavano nuovi germogli: miracolose premesse di futuri frutti. Perciò, nei secoli, la pianta è divenuta simbolo di saggezza e rinnovamento, di forza e sacrificio, di verginità e fertilità e pertanto meritava di essere protetto e venerato.
  • L’importanza dell’olio d’oliva per i popoli del Mediterraneo si riflette nei loro scritti e addirittura nelle loro leggi. Il poeta greco Omero (poeta greco autore dell’Iliade e dell’Odissea – IX- VIII secolo a.C.) lo chiamò “oro liquido”. Il filosofo greco Democrito (460 a.C. – 370 a.C.) pensava che una dieta a base di miele e olio d’oliva potesse permettere a un uomo di vivere cento anni: età estremamente avanzata in un’epoca in cui la speranza di vita oscillava intorto ai quarant’anni. Nel VI secolo a.C. il legislatore ateniese Solone introdusse leggi per la protezione dell’Ulivo, per le quali da un oliveto si potevano rimuovere ogni anno solo due olivi e la violazione comportava sanzioni gravi, ivi compreso la pena di morte.
  • L’enciclopedista romano Plinio il Vecchio, nel I secolo a.C., nella “Naturalis historia”, scrisse che l’Italia aveva il miglior olio d’oliva del Mediterraneo.
  • Virgilio elogiò così l’Olivo: “ E tu però, se saggio sei, provvedi, che ne’ tuoi campi numeroso alligni questo varo alla pace arbor fecondo”.
  • All’ulivo apportatore di prosperità e pace si ispirava un’antica usanza, ormai desueta: le Croci di Maggio. I contadini percorrevano i campi in processione innalzando una croce per propiziare un buon raccolto; e ne piantavano un’altra in mezzo al grano, costruita con canne, alle quali veniva applicata la candelina della Candelora (2 Febbraio, festa della Purificazione della Madonna, in occasione della quale si benedicono le candele) e un ramoscello di Ulivo unito alla cosiddetta “palma di san Pietro”, che era un giglio benedetto in quello stesso giorno.
  • La cenere di un rametto d’Ulivo veniva e viene tuttora imposta sulla fronte dei fedeli nel rito del mercoledì delle Ceneri, pronunciando la formula tradizionale “Uomo ricorda che sei polvere e in polvere tornerai”. Nel Sacramento del Battesimo, il sacerdote ungeva e unge il battezzando con l’olio di oliva dei catecumeni (coloro che intraprendono un percorso di fede) per sottolineare la liberazione del peccato originale; e dopo la celebrazione lo unge con il crisma (olio consacrato dal Vescovo il Giovedì Santo misto a balsamo e aromi ), segno dell’aggregazione alla chiesa. Con lo stesso crisma il Vescovo unge il cresimando nella Confermazione dicendo: “Ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono”.
  • Papa Benedetto XVI è indicato dal frate profeta Malachia (1139 d.C.) col motto “De gloria Olivae” che, tradotto letteralmente, significa “La gloria dell’Olivo”. Il riferimento a Benedetto può essere spiegato dal fatto che gli appartenenti all’ordine benedettino sono anche chiamati gli Olivetani, sul cui stemma compare proprio il ramo d’Olivo e, cosa più importante, Papa Ratzinger è nato il 16 Aprile 1927, il sabato santo: il giorno più significativo del periodo pasquale, che è appunto caratterizzato dal simbolo dell’Olivo.
  • In un boschetto di Olivi piantati durante il pellegrinaggio di Papa Giovanni Paolo II in Terra Santa nel 2000, solo l’albero di Olivo (offerto da un fondo israeliano per la salvaguardia della terra), che al termine di una preghiera collettiva sul Monte delle Beatitudini che domina il Lago di Tiberiade, era stato benedetto dal Pontefice, secondo quanto riferito nel 2008 il giornale Yediot Ahronot, dà frutti.
 
  • Papa Francesco ha utilizzato un pastorale (bastone simbolico dall’estremità ricurva e spesso riccamente decorata, usato dal Vescovo e dal Papa in occasione della celebrazione di sacre funzioni più solenni) in legno di Olivo realizzato dai detenuti del carcere di Sanremo.
  • Fra le numerose leggende riferite alla pianta dell’ulivo, una in particolare, citata da Apollodoro (storico greco di Atene 180 a.C. – 120-110 a.C. ca.) in Biblioteca e da Virgilio (poeta romano 70 a.C. – 19 a. C.) nelle Georgiche: assume particolare importanza, secondo la quale fu Atena (figlia di Zeus e dea greca della sapienza, delle arti e della guerra) che piantò per prima l’Olivastro in Grecia. Un giorno la dea si scontrò con Poseidone (dio del mare, dei terremoti e dei maremoti nella mitologia greca) per il possesso dell’Attica. Per risolvere la contesa gli dei dell’Olimpo si rivolsero a Cecrope, primo re di quelle terre, che promise la palma della vittoria a chi avesse creato qualcosa di straordinario. Allora Poseidone colpì con il tridente la terra in mezzo all’Acropoli facendone scaturire una sorgente di acqua salata. Ma fu Atena ad assicurarsi la vittoria, dato che conficcò nel terreno la lancia che trasformò in un Olivo (come ricordava un’iscrizione sul frontale dell’Acropoli), simbolo di pace e fonte di cibo e di combustibile. Il dono di Atena fu considerato il più grande e la nuova città, in suo onore fu chiamata Atene. Da quel giorno l’Olivo fu considerato un dono divino e cresce ancora sull’Acropoli di Atene. Di conseguenza non soltanto era proibito bruciare il legno di ulivi ma veniva punito severamente chi li danneggiava. Persino gli spartani, quando saccheggiarono Atene, risparmiarono gli Ulivi temendo la vendetta degli dei.
  • Il tronco con il quale Polifemo (Ciclope pastore della mitologia greca, creatura gigantesca e mostruosa dotata di un solo occhio) venne accecato da Ulisse ( personaggio della mitologia greca ed eroe narrato da Omero nell’Iliade ed Odissea) e dai suoi compagni, si narra appartenesse ad un Ulivo.
  • Lo stesso Ulisse, Re di Itaca, costruì, per sé e per la moglie Penelope il letto nuziale, scavandolo nel tronco di una possente pianta d’Olivo, simbolo di un’unione salda e duratura.
  • In onore di Atena si celebravano ad Atene i Giochi panatenaici (insieme di competizioni sportive che si tenevano ogni quattro anni nell’antica Grecia), in cui si premiavano i vincitori dei concorsi musicali e delle gare atletiche con anfore colme di oli pregiati che provenivano dagli Ulivi sacri dell’Attica.
  • L’olivo e i suoi generosi raccolti, secondo la leggenda, sarebbero stati fatti conoscere all’umanità dalla dea dell’antico Egitto, Iside.
  • La mitologia romana attribuisce ad Ercole (figura della mitologia romana) l’introduzione dell’olio dal Nord Africa.
  • Per altra leggenda, l’origine dell’Olivo risalirebbe alla comparsa del primo uomo e sarebbe cresciuto sulla tomba di Adamo.
  • Secondo la tradizione romana, Romolo e Remo (gemelli nati dall’unione dalla vestale Rea Silvia (discendente dell’eroe troiano Enea) con il dio della guerra Marte), sarebbero nati sotto un albero d’Olivo.
  • Anche nella tradizione ebraica all’Olivo viene riservato un posto di riguardo. Infatti, secondo la leggenda citata anche nella Genesi, Adamo, prima di morire inviò suo figlio Seth a chiedere ai cherubini (angeli dediti alla protezione dell’Eden e del trono di Dio) tre semi dell’ “albero della Conoscenza e del Male” . Seth, tornò con quanto chiestogli, e quando il padre morì piantò sulla sua tomba i tre semi, dai quali nacquero un Cipresso, un Cedro e, appunto, un Ulivo.
  • Comunque, per gli antichi, l’Olivo era simbolo di: gloria e di benedizione divina; fonte di legno da opera; frutti per alimento prezioso per le sue proprietà salutistiche, olio per fare luce e per curare i malati, ed oggi di pace e prosperità.
Nell’arte: l’ulivo trova ricorrenti riferimenti, come nelle due famose tele di Monet (pittore francese, uno dei fondatori dell’impressionismo – 1480-1926 d.C. -) e di Van Gogh (pittore olandese, fra i più importanti del Realismo -1853-1890 d.C.-).
Nell’ Oroscopo Celtico degli Alberi: creato dagli antichi sacerdoti celti - Druidi attorno al 600 a.C..
Oroscopo che divideva l’anno assegnando ad ogni decade del mese il simbolo di un albero, al quale (alcune culture di origine celta) sembra conferissero delle interpretazioni caratteriali simili a quelle degli esseri umani, attribuendo in ogni periodo un flusso particolare sulla natura e sulle persone. E anche se è difficile capire quanto ci sia di vero sull’argomento, si ritiene positiva la divulgazione di una logica che persegue l’idea di rafforzare il nostro legame con la natura. Legame particolarmente avvertito nei popoli antichi. Così i nati il 23 Settembre vengono associati all’albero dell’Ulivo che nello Oroscopo Celtico, corrispondente al segno Zodiacale della Vergine, rappresenta l’emblema del fuoco che brucia e purifica, mentre dà vita ed energia col suo calore.
Pro: chi è nato sotto il segno dell’ulivo è simbolo di pace, forza, purificazione e di innata prodigalità. Le nebbie dei dubbi svaniscono rapidamente, ed ogni fantasma scompare dinanzi alla immobile luminosità di questo segno. E’ sempre alla ricerca di tepore e di sole. E’ saggio e pacifico e vuole vivere come gli pare ma, in cambio, lascia vivere gli altri come vogliono, senza mai interferire pesantemente nelle loro scelte. E’ la discrezione in persona, al punto che lo si potrebbe ritenere indifferente. L’Olivo sorride qualunque cosa accada, sia perché si sa controllare, sia perché ritiene inutile agitarsi. E’ molto tollerante, ed ha un innato senso della giustizia. Gli piace leggere e istruirsi e può anche raggiungere la gloria nelle arti e nella professione. Benefico come l’albero che lo rappresenta, l’Olivo dona pace e felicità a chi gli sta intorno. La solitudine non gli fa paura, anzi invecchiando, la ricercherà con piacere. E’ quasi proverbiale il suo savoir-faire, ovvero le buone maniere con le quali tratta con le persone.
Contro: L’unico neo dei nati sotto il segno dell’Ulivo è, a volte, l’incapacità di avere un’opinione personale, il che li rende indecisi nell’affrontare la vita.
Amore:
Sotto questo aspetto i nativi sono un po’ ritardatari ed hanno bisogno di tempo per aprirsi. Considerata la loro natura seria, necessitano di qualcuno di cui fidarsi, che sia in grado di bilanciare l’equilibrio della relazione e che sappia far riscoprire loro, giorno dopo giorno, quel lato sensibile del carattere che tendono a nascondere.
Erbe associate al segno: Felce, Aneto, Maggiorana, Valeriana
Salute: possibile predisposizione a disturbi relativi a: cuore, udito, metabolismo, stomaco e intestino.
Siti delle piante di importanza storico-monumentale ( vedi allegato):
  • Sant’Emiliano, si trova in località Bovara, a circa 200 metri dal recinto dell’abbazia benedettina di Bovara, frazione del comune di Trevi ed è uno dei simboli della fascia olivata Assisi-Spoleto. Pianta maestosa ultra millenaria: 1830 +/- 260 anni ( secondo i rilevamenti effettuati con l’impiego del radiocarbonio condotti dall’Università di Perugia, Napoli e l’Istituto dell’Olivicoltura di Spoleto) con una circonferenza alla base di m 9,10, un’altezza di 5 m ed un’ampiezza della chioma di 8,20 m. Presenta un tronco profondamente fessurato, dovuto al processo di torsione che gli esemplari molto vecchi subiscono.
Questa pianta viene citata in un antico codice risalente al nono secolo, che narra il martirio di Sant’Emiliano, primo vescovo di Trevi nell’anno 303 o 304 d.C. Qui si legge che “lo legarono ad una giovane pianta d’olivo” dove venne infine decapitato. Da sempre quell’ulivo è stato identificato con quello che si può ammirare nel comune di Trevi, in località Bovara. Trattasi di un esemplare non comune, in quanto, pur trovandosi a bassa quota, non ha mai evidenziato i ricorrenti distruttivi danni che gli ulivi subiscono dalle galaverne ( consistentI in un deposito di ghiaccio in forma di aghi o superficie continua ghiacciata che si verifica in presenza di nebbia, quando la temperatura dell’aria è nettamente inferiore a 0° C).
Guido Bonci del CNR ISAFM (Consiglio Nazionale delle Ricerche – Sistemi Agricoli e Forestali del Mediterraneo) della sezione di Perugia, colloca l’ulivo di Sant’Emiliano in una posizione botanica fra l’Olivastro ed il Moraiolo, per cui si parla di una possibile varietà ancestrale.
  • Luras, in provincia di Olbia- Tempio, presso il lago artificiale di Liscia, in località Santu Baltolu di Carana nella Gallura, Sardegna. Trattasi del magnifico esemplare di ulivo selvatico più grande del mondo, con dimensioni della circonferenza del tronco, del diametro della chioma e dell’altezza, rispettivamente, di: m 11,5, 21 e 14 m chioma. E’ chiamato: “S’ozzastru”, “uddhastru, “addhastru” e “babbu mannu” , cioè il grande padre. Al quale l’Università di Sassari ha attribuito un’età a dir poco leggendaria, compresa tra 2500 ei 4000 anni. Secondo antiche leggende, era considerato un rifugio per spiriti maligni.
  • Borgagne, nel Salento in provincia di Lecce, secondo alcune fonti potrebbe trattarsi dell’esemplare più antico d’Italia, vantando un’età stimata fra i 3000 e 4000 anni, è sito in una zona ricca di piante plurisecolari, dove spicca per la bellissima conformazione caratterizzata da una circonferenza del tronco di 7,2 metri per 15 di altezza.
  • Palombara Sabina, in provincia di Roma, nei pressi del Convento quattrocentesco di S. Francesco e del cimitero di Palombara. L’età stimata è di circa 3000 anni e la circonferenza del suo troco, molto contorto, prima che subisse delle asportazioni misurava 12,50 metri nel punto più largo e 8,50 metri in quello più stretto. Appartiene all’antica varietà Salus alba, oggi Salviana: una della cultivar endemiche della Sabina, come la Carboncella e la Procanina, ottenute con secolari successive ibridazioni dell’antico progenitore.
  • Magliano in Toscana, ospita l’Ulivo della Strega: pianta monumentale situata in iun uliveto adiacente alla chiesa romanica della SS. Annunziata, in origine piccolo oratorio della prima metà del 1300. L’albero è considerato uno dei più vecchi d’Italia e forse d’Europa, in quanto gli esperti, adottando il metodo del carbonio attivo, hanno riscontrato un’età intorno 3000-3500 anni. Cronologia che collocherebbe questo esemplare in un periodo storico anteriore a quello degli ulivi dell’orto di Getsemini. Esemplare che è composto da due strutture, uno appartenente al vecchio albero con una circonferenza alla base di 8,50 m ed un altezza di circa 10 m, databile intorno al 1000 a. C., ormai morto, dalla cui base si è sviluppato un nuovo pollone, diventato albero a frutto, che si stima avere almeno due secoli di vita.
Nel 2007 Il TCI (Touring Club Italiano) lo ha annoverato fra gli alberi monumentali della Toscana, in virtù della legge n.60 del 1996 che definisce alberi monumentali di alto pregio artistico e storico tutti gli alberi isolati, o facenti parte di formazioni boschive, che possono essere considerati rari esempi di maestosità e longevità, o quelli che hanno un preciso riferimento ad eventi o memorie rilevanti dal punto di vista storico, culturale o di tradizioni locali.
 
Durante il corso del 1900 la mole dell’Ulivo era tale che un lunedì di Pasqua, dopo la fine della seconda guerra mondiale, ospitò fra i suoi rami tutto il corpo della banda filarmonica del paese, composto da 40 orchestrali , con relativi ottoni e il maestro.
Questi stavato sui rami, nascosti fra le fronde e suonavano i loro strumenti davanti agli abitanti del paese, in una suggestione tale che la musica sembrava fosse suonata dall’Ulivo stesso. Dopo la guerra tornarono le feste degli abitanti di Magliano intorno all’Ulivo e da novembre, fino a quando l’albero fu colpito da un fulmine, si raccoglievano le olive.
Il nome Ulivo della Strega è dovuto ad alcune figure o raffigurazioni che si potevano intuire, più che vedere, particolarmente in certe ore del giorno, come verso il tramonto, quando le ombre cominciavano a creare suggestioni sul tronco e sui rami rugosi, contorti, scolpiti dal vento e dagli agenti atmosferici. Infatti, fino a gli anni ’40 del 1900 si potevano distinguere in alto, su un ramo centrale, la faccia di un uomo o di una vecchia, e sul tronco la figura di un grosso gatto in atto di arrampicarsi, ed accanto alla testa dello stesso il profilo di una donna con i capelli lunghi. Tali immagini oggi non si vedono più, ma esistono delle foto che le ritraggono e ne confermano la presenza.
Secondo antiche leggende tramandate dalla tradizione orale popolare , intorno all’albero si consumavano riti pagani e, dopo l’invocazione dei sacerdoti, l’Ulivo si contorceva in modo incredibile, assumendo forme inquietanti , tanto che la cosa era considerata una specie di stregoneria, motivo per cui era chiamato l’Olivo della Strega.
Si racconta anche che una strega, per proteggere l’Ulivo, una volta lanciò delle olive dure come sassi contro un ragazzo che aveva scagliato una pietra contro un pettirosso nascosto fra i rami della pianta.
La tradizione ricorda che agli albori del Cristianesimo (anni ’40 del I° secolo) , intorno alla pianta, venivano celebrate feste campestri in onore della divinità agresti ancora venerate dai pagani.
Durante il periodo etrusco (dal IX al I secolo a. C.) si racconta che intorno all’albero e sotto le sue fronde gli Auguri ed Aruspici (Sacerdoti dell’antica Roma che traducevano la volontà divina), esaminando il volo degli uccelli (se la loro direzione era rivolta verso levante, il segnale era positivo, verso ponente negativo) e analizzando le viscere degli animali (il cuore ed il fegato, in particolare) officiavano i loro riti per interrogare e svelare il futuro.
A testimonianza della sacralità dei luoghi, è da ricordare poi che proprio nella zona di Magliano, a s. Maria in Borraccia, nel 1883, è stato ritrovato il “disco di Heba”su cui sono incise circa 70 parole in lingua etrusca che si riferiscono a formule dedicatorie e rituali per sacrifici alle divinità celesti ed infere: Tin (Giove), Maris (Marte), Canthas e Calu (dio della morte, il cui animale corrispondeva al lupo), specificando le offerte da fare, il tempo ed il luogo.
  • Bshaaleh nel Libano - dove, da recente, notizie riportate sul New York Times, su Ulivi che avrebbero oltre mille anni di età, secondo J. Juluo Camarero dendrocronologo (studioso delle piante che producono legno, al fine di ricostruire la loro storia e determinare l’età esatta, attraverso l’estrazione di carotaggi lineari per rilevare tutti o la maggior parte degli anelli di crescita e quindi l’età. O tramite l’analisi al carbonio 14 radiattivo su l’estrazione di campioni del tronco e delle radici, quando il tronco, come per gli esemplari secolari italiani, presenta della cavità) si trova il più antico Ulivo del mondo. Mentre, secondo la tradizione locale, gli undici Ulivi (denominati Le Sorelle) che comprendono il più vetusto esemplare, sarebbero risalenti a circa 5000-6000 anni. Ipotesi avallata dagli storici che, secondo gli esiti dell’applicazione della tecnica avanzata del Carbonio 14 utilizzata per far luce assoluta rarità, affermano che questi alberi hanno origini bibliche. Rarità confermata anche dal fatto che crescono alla, di norma, inospitale altezza di 1300 m e producono olive dalle quali si estrae un pregiato olio extravergine con polifenoli estremamente alti e livelli di acidità tra 0,18 e 0,24 di acido oleico. Tanto da essere considerati dalla gente del posto un miracolo vivente.
Eccezionalità per le quali tali ulivi rimangono uno dei grandi misteri irrisolti ed inesplorati, anche se alcuni studiosi biblici ritengono che siano gli alberi dai quali la colomba ha prelevato il ramoscello da riportare a Noè, quando il diluvio si è placato.
Teoria, quest’ultima, plausibile se si considera che durante quella grande alluvione, quando tutto il Medio Oriente era sott’acqua, Bshaalch, arroccata a 1300 m di altitudine, ospitava piante di Ullivo ad una altezza mai verificatosi dall’antichità fino ai giorni d’oggi.
Per concludere, non rimane che augurare buona lettura a coloro che riterranno utile dedicare del tempo alla corposa descrizione delle caratteristiche di uno dei doni più preziosi e provvidenziali che la Natura ci ha voluto riservare.
 

Conosciamo le nostre preziose "amiche" piante: l’ulivo 1ª parte

Conosciamo le nostre preziose "amiche" piante: l’ulivo 1ª parte Copertina (178)
Domenico Brancato

 
Nome comune: Ulivo o Olivo
Famiglia: Oleacee
Specie/ Nome scientifico: Olea europea
Genere: Olea
Ordine: Lamiales
 
Origine etimologica del nome: deriva dal latino olivum = olivo e dal greco classico èlaion = olio
 
Luogo di origine: Asia Minore e Siria
 
Consistenza e morfologia:
del tronco: è cilindrico e contorto, ricoperto da corteccia grigio scuro prima e uniforme poi con formazione di placche;
  • della chioma:ha forma conica, con branche fruttifere rami penduli o disposti orizzontalmente rispetto al fusto, trattandosi poi di una specie tipicamente basitona favorisce lo sviluppo di polloni (formazioni legnose che si sviluppano in prossimità del suolo ed, a volte, anche dalle radici) che, su alcune piante adulte, avviene anche dagli ovoli (formazioni globosi ricchi di gemme avventizie e abbozzi di radici), che si formano intorno al colletto;
  • delle radici: sono prevalentemente di tipo avventizio (che non provengono dall’embrione, ma si originano in un qualsiasi punto del fusto) ed alquanto superficiali con un’estensione che, in genere, non supera la profondità di 50 cm .
 
Caratteristiche componenti:
  • legno: è duro e pesante e presenta striature che lo rendono pregiato ed adatto alla realizzazione di: sculture artistiche da arredo, a lavori di ebanisteria e per la realizzazione di parquet, oggettistica di uso comune e di pregio, strumenti musicali, tagliacarte, utensili da cucina, ecc;
  • foglie: sono opposte, coriacee, a forma ellittico-lanceolata, con margine intero e spesso revoluto (ripiegato verso la pagina inferiore), di colore verde scuro superiormente e bianco-argenteo (per la presenza di peluria) inferiormente e unite ai rametti con un corto picciolo;
  • gemme: sono di tipo ascellare (che si sviluppano dall’ascella delle foglie);
  • fiori: sono ermafroditi (comprendenti organi maschili e femminili), piccoli, con calici di 4 sepali e corolla formata da petali bianchi, riuniti in numero di 10-15 in infiorescenze a grappolo (mignole), che compaiono verso Marzo-Aprile, disposte alle ascelle delle foglie dei rametti dell’anno precedente. Mentre la fioritura avviene da Maggio alla prima metà di Giugno. L’impollinazione è anemofila (per mezzo del vento), seguita dall’allegagione, caratterizzata dall’appassimento della corolla che si distacca in seguito all’ingrossamento dell’ovario. La percentuale dell’allegagione è molto bassa, generalmente inferiore al 5%, a causa dell’abbondante caduta anticipata dei fiori (colatura), favorita da eventuali abbassamenti di temperatura, da stress idrici a da venti caldi , ma anche da una naturale strategia fisiologica, dal momento che la maggior parte dei fiori ha lo scopo di produrre il polline;
  • frutti: sono drupe, della forma globosa ed a volte asimmetrica e del peso da 1 a 6 grammi, formate dalla buccia (epicarpio), da una parte carnosa (polpa – mesocarpo-), che contiene l’olio, e dal nocciolo legnoso e rugoso (endocarpo), che contiene il seme. L’accrescimento delle olive e l’accumulo di olio nei lipovacuoli (contenitori della parte grassa) dipende dall’entità delle piogge di metà agosto e tutto settembre quando, in condizioni favorevoli, raggiungono il completamento dello sviluppo. Per contro, In caso di siccità, le olive rimangono piccole, possono subire una intensa cascola e fornire una bassissima resa in olio. Eventuali piogge tardive di fine settembre-ottobre, dopo una forte siccità estiva, invece, possono far crescere considerevolmente le dimensioni delle drupe, ma la resa in olio, che può oscillare fra l’8 e il 30% (Kg di olio per 100 Kg di olive), sarà bassissima a causa dell’eccesso di accumulo di acqua nella polpa. Da fine settembre a dicembre, a seconda della varietà (che negli oliveti dei Castelli Romani le più diffuse sono: Leccino, Frantoio, Moraiolo, Pendolino, Olivastro, l’autoctona Rosciola dall’alta resa in olio e Carboncella: l’impollinatrice delle altre varietà e apportatrice di delicati fruttati), dell’andamento climatico e dell’esposizioneavviene avviene, con andamento scalare, il cambiamento di colore delle drupe (invaiatura), che indica il completamento della maturazione e il termine dell’accumulo di olio. Successivamente, se non si procede alla raccolta (a mano: brucatura o per scuotitura e raccattatura: raccolta da terra), subentra una progressiva cascola e perdita del contenuto in acqua, fino alla Primavera seguente.
 
Longevità: pianta secolare, ed in condizioni ci clima, terreno e cure colturali appropriate, anche millenaria.
 
Moltiplicazione:
  • per innesto: in Primavera in fase di luna crescente, a pochi giorni di distanza dalla luna piena (periodo in cui essendo la linfa più attiva viene facilitato l’attecchimento)su piante provenienti da seme, prelevando dei rametti (marze) di un anno ben lignificati o delle gemme vegetanti dalla pianta che si vuole riprodurre per trasferirla sulla pianta selvatica (portinnesto), applicando la tecnica di esecuzione più confacente alla dimensioni di quest’ultima. Altra finalità dell’innesto è quella di inserire su una pianta già a frutto, altra e altre varietà, in grado di migliorare la produttività o la resistenza alle malattie;
  • per talea: ricavata da rami di 1 anno dalla pianta madre della lunghezza di 4-5 nodi, tagliandola orizzontalmente poco sotto un nodo e togliendo le foglie solo dei 2 nodi sovrastante, per poi immergerla in una soluzione fungicida a base di rame, e successivamente, dopo che si sia asciugata, cospargere la parte da interrare di un prodotto auxinico, contenente sostanze fitoregolatrici che stimolano lo sviluppo delle radici. Prodotto che può essere sostituito con un preparato a base di acido salicilico, ricavabile dalla corteccia del Salice piangente, con il seguente procedimento: recidere, sfogliare e ridurre a pezzetti di ca. 2 cm alcuni rametti; immetterli in un recipiente ricoprendoli di acqua bollente o fredda, lasciandoli in infusione o a macerare, rispettivamente, per 1 e 7 giorni. Trascorsi i tempi indicati filtrare l’infuso, versalo in una bottiglia di plastica o vetro scuro e chiuderla ermeticamente, prima di porla in frigorifero, per consentire .un tempo di utilizzazione di 2 mesi.
Nel caso si disponga del descritto preparato naturale, le talee vanno tenute in ammollo per una notte, oppure impiegato per innaffiarle per due giorni, prima di immetterle in un substrato inerte di agriperlite e poste in ambiente adeguatamente riscaldato e mantenuto costantemente umido, tramite frequenti irrorazioni con acqua finemente nebulizzata per ca 70 – 90 giorni, prima del rinvaso in vasetti con composta di torba e pomice.
 
Esigenze:
  • Climatiche: le tradizioni contadine dicono che la pianta d’ Ulivo per crescere bene necessita delle 5 “S”. Cioè è un albero abituato al silenzio, non teme le zone siccitose, convive con i sassi, può rimanere anni in solitudine, lontano da boschi e fofreste; ma quello che non deve mancare mai è il sole. Poiché predilige un clima mite con esposizione a sud, esente da forti sbalzi termici, e temperature non inferiori ai – 5 °C, visto che teme le gelate. Infatti, le zone ideali risultano essere quelle marittime del caldo meridione d’Italia, anche se esistono varietà che ben si adattano nelle valli e colline ubicate in prossimità dei grandi laghi del nord (vedi l’olivo “Casaliva”: varietà autoctona coltivata intorno al lago di Garda), mentre non è coltivabile oltre gli 800 metri sul livello del mare.
  • Tpologia di terreno: ben drenato, privo di ristagni d’acqua, dalla composizione argilloso-calcarea arricchita di sostanza organica, purchè con pH (potenziale di idrogeno –H-, che indica la gradazione di una scala che va da 0 a 14, dove 7 corrisponde al valore neutro, mentre le reazioni acida e basica equivalgono, rispettivamente , a valori inferiori o superiori a 7 ) non inferiore a 5.
  • Idriche: particolarmente avvertite in fase di impianto, in dosi di circa 10 litri per annaffiatura, per assicurare l’attecchimento e successivamente per favorire:
  • un rapido sviluppo vegetativo;
  • l’anticipata entrata in produzione (che ,in quantità modeste, inizia dopo circa 3 – 4 anni dall’impianto);
  • l’incremento di produzione;
  • l’eliminazione dell’alternanza di produzione;
  • la somministrazione localizzata degli elementi nutritivi tramite la fertirrigazione.
In Italia però, su una superficie olivicola di 1.150.000 ettari, quella irrigua è di soli 165.000 ettari, localizzata nelle regioni meridionali ed insulari, con una incidenza media del 14%, a fronte del 25% della Spagna: maggior produttore di olio a livello mondiale.
Benefici che, ovviamente, si notano maggiormente in aree contraddistinte da periodi di siccità estiva superiori a 2 mesi, precipitazioni inferiori a 700 mm ed evapotraspirazione del terreno superiore a 1100 mm annui (il consumo medio giornaliero di una pianta in buoni condizioni vegetative è di circa 1-1,5 litri di acqua per ogni m2 di superficie fogliare). Ambienti dove l’incremento percentuale della produzione di olive può (a seconda delle condizioni pedoclimatiche, della varietà, del sesto d’impianto e della tecnica colturale) superare anche il 100%. Con valori minori e maggiori per densità, rispettivamente, di 300 e circa 100 piante /Ha.
In quanto, negli impianti intensivi l’evaporazione dal suolo incide meno della traspirazione (evaporazione dalle foglie) sul consumo idrico; mentre in quelli tradizionali e in ambienti aridi detta evaporazione può giungere fino al 50% del consumo complessivo.
A meno che non si possa effettuare l’irrigazione con impianti che consentano la distribuzione localizzata a bassa pressione a goccia (con un impianto dotato di 4 gocciolatori da posizionare in 4 punti simmetrici alla distanza di ca. 1 metro dal ceppo), che, com’è noto, sono in grado di garantire molteplici vantaggi, quali :
  • ridurre le perdite per evaporazione, percolazione e ruscellamento;
  • risparmio, nei primi anni dell’impianto, fino all’80 – 90%, rispetto ai metodi che bagnano tutta la superficie del terreno;
  • riduzione dei costi di gestione;
  • uniformità di distribuzione, anche nei terreni in pendio;
  • automazione e controllo a distanza dell’esecuzione;
  • circolazione delle macchine durante il funzionamento dell’impianto;
  • riduzione degli effetti negativi dell’erosione e della compattazione della struttura del terreno.
Considerato che per l’ulivo, pur essendo molto resistente al deficit idrico (perché riesce ad estrarre acqua dal terreno pure in presenza di modeste riserve), l’irrigazione riveste fondamentale importanza (tenuto presente che una pianta, nel periodo estivo, a seconda della natura del terreno, ha bisogno da 40 a 80 litri di acqua al giorno), dato che la carenza di acqua è causa di non trascurabili danni alla pianta, come: diminuzione della crescita vegetativa, avvizzimento (appassimento) delle foglie e degli organi fiorali e, nei casi di magiore deficit persino: internodi raccorciati, foglie piccole e clorotiche, aborto dell’ovario, ridotta percentuale di allegagione e defogliazione – filloptosi-(come estremo meccanismo di difesa finalizzato a diminuire la superficie fotosintetica per attenuare la traspirazione).
Manifestazioni di sofferenza che è bene prevenire, attraverso accertamenti precoci, specie in concomitanza delle fasi fenologiche (stadio specifico del ciclo della pianta, indotto dal succedersi delle stagioni e dalle condizioni ambientali e climatiche, in particolare) riguardanti la fioritura, l’allegagione e sviluppo dei frutti, che avviene fra il completamento dell’indurimento del nocciolo e l’invaiatura (cambio di colore della buccia –epicarpio- da verde a viola).
 
  • Nutritive: considerati gli alti costi di gestione, l’olivicultore moderno, per compensarli, deve ricavare dalle piante il massimo della produzione ottenibile, principalmente, attraverso la somministrazione di un adeguato apporto di elementi nutritivi, rispondenti al susseguirsi delle esigenze delle fasi fenologiche.
Così, nella fase di: germogliamento, da fine febbraio a marzo, deve prevalere l’apporto di l’azoto; mignolatura (bocci fiorali ancora chiusi), da aprile a inizio maggio, necessita più l’ azoto, il fosforo e il potassio in dosi equivalenti; formazione delle drupe, da maggio a giugno, subentra una maggiore esigenza di potassio ed un’alterata quantità di fosforo.
Considerato poi che le piante anche durante il riposo invernale, compatibilmente con l’andamento della temperatura, specie a livello radicale, non interrompono le loro funzioni vitali; in autunno-inizio inverno, è conveniente somministrare un’abbondante dose di fertilizzanti organici a lunga cessione, per favorire l’accumulo di energie di riserva, a tutto vantaggio di una più copiosa fioritura, allegagione e nuova vegetazione sulla quale, nella stagione successiva, si svilupperà la fioritura che contribuirà a minimizzare l’inconveniente dell’alternanza di produzione.
Per il completo soddisfacimento delle esigenze poi è da tener presente che l’Ulivo, nei mesi di Ottobre-Novembre e Gennaio, necessità, oltre che dei citati macro-elementi, anche di importanti apporti di micro-elementi, quali: calcio e magnesio, in particolare.
 
  • Potatura: essendo una pratica agronomica che influenza le condizioni di salute della pianta, deve:
  • garantire all’intera chioma la fruizione della luce solare: elemento indispensabile per la produzione di sostanza utile allo sviluppo della vegetazione e dei frutti;
  • tener conto della fertilità del terreno, delle caratteristiche della varietà e delle condizioni climatiche tipiche della posizione geografica in cui avviene la coltivazione;
assicurare il mantenimento della parte legnosa destinata alla produzione, e garantire uno spazio vitale ai rami produttivi. Al fine di stabilire i presupposti per un buon raccolto, un’ottima resa in olio e per impedire manifestazioni di squilibri strutturali: causa di formazione di inutili e depauperanti succhioni (germogli assurgenti, piuttosto vigorosi, che si sviluppato lungo i rami principali e la zona alta della pianta).
 
  • Lavorazioni del terreno:
  • non coltura: consistente nella copertura totale o parziale del terreno con un prato permanente e nel controllo dello sviluppo delle essenze che lo compongono, per: evitare la pratica del diserbo chimico;
  • impedire ai raggi solari di arrivare al suolo ed il conseguente sviluppo delle competitive piante infestanti;
  • isolare il terreno dagli eccessi di temperatura, per consentire di rimanere più fresco d’estate e trattenere meglio il calore d’inverno. Al fine di proteggere le radici dai nocivi stress climatici che agiscono negativamente sulla continiità della crescita della pianta;
  • arricchire il suolo di sostanze nutritive ( in seguito al rilascio derivante dalla decomposizione di materiale organico naturale); oltre a migliorarne la fertilità e la capacità di trattenere l’acqua ed incrementare i benefici connessi all’attività svolta dai vitali componenti che lo popolano;
  • prevenire l’erosione del suolo e il dilavamento delle sostanze fertilizzanti; nonché miglorare, grazie alla riduzione dell’impatto dell’acqua delle piogge intense e dell’irrigazione, la capacità di infiltrazione negli strati più profondi del terreno;
  • ridurre il rischio di malattie fungine, per gli effetti del mantenimento del terreno ben drenato che, evitando gli eccessi di umidità, impediscono la proliferazione di funghi e batteri patogeni, responsabili dell’insorgenzza di rischiose manifestazioni di marciume radicale;
  • migliorare la sostenibilità ambientale, trattandosi di una pratica ecologica che esclude la dipendenza dagli eccessi di fertilizzanti chimici e pesticidi;
  • promuovere un ecosistema (ambiente naturale comprensivo degli organismi animali e vegetali) sano, ed un habitat ideale per insetti utili, che migliorando la struttura del terrno, contribuiscono a mantenere in salute l’oliveto.
Tuttavia, l’nerbimento è preferibile estenderlo a tutta la superficie, quando l’oliveto trovasi in ambienti con precipitazioni elevate, distribuite lungo tutto l’anno, o dove si possa intervenire con l’irrigazione nel periodo della fioritura e dell’allegagione; mentre in zone aride e sub-aride, le limitazioni idriche consigliano di applicarlo solo nell’interfila.
Tale pratica, comunque, tende sempre più a diffondersi, oltre che per i motivi sopraesposti, anche per il fatto che esclude la necessità di disporte di un impegnativo parco macchine o, in alternativa, i costi dell’esecuzione delle lavorazioni eseguite da terzi e del diserbo con l’impiego di dispendiosi prodotti chimici. Prodoti che, fra l’altro, risultano nocivi per la salute delle piante e del suolo, a causa dell’immissione in esso di principi attivi che ne alterano l’equilibrio biologico. Come evidenzia la sempre maggiore predisposizione delle piante a contrarre malattie (vedi Xilella).
A differenza del contenuto impegno operativo ed economico necessario per la formazione ed il mantenimenmto del manto erboso, soltanto tramite periodici sfalci da praticare a partire: da aprile, per la formazione di uno strato pacciamante composto dal materiale di risulta lasciato sul posto, al fine di assicurare la permanenza di sufficiente umidità nel terreno durante le fasi di accrescimento e di fioritura delle piante; seguito, a giugno-luglio, da successivi tagli, qualora la copertura erbosa dovesse superare i 20-25 cm di altezza, finalizzati ad impedire, specie nelle zone particolarmente siccitose, la propagazione di eventuali incendi; e a settembre, per agevolare le operazioni di raccolta delle olive;
tradizionali: anchessi finalizzati a predisporre il terreno ad accogliere le precipitazioni, trattenere l’acqua, interrompere il compattamento, consentire lo scambio gassoso con l’atmosfera ed eliminare le erbacce. Finalità che, a differenza della precedente tecnica colturale, vengono raggiunti, con lavorazioni del terreno, nel periodo primaverile-estivo, ad una profondità di 10-15 cm; ed in quello autunno-invernale, dopo la raccolta, a non oltre i 20 cm di profondità, per non danneggiare le piuttosto superficiali radici assorbenti, mantenere una sufficiente umidità e la presenza di una adeguata componente batterica. Per poi, in primavera ed in estate, intervenire ulteriormente per effettuare la trinciatura delle infestanti, allo scopo di formare uno strato sul terreno che assolva alla funzione di pacciamatura, per ridurre la dispersione della riserva di acqua per evaporazione. Interventi che, ove possibile, sarebbe l’ideale integrare con la brucatura ad opera di ovini.
 
Parassiti: fra le numerose avversità, le più dannose risultano essere (vedi allegato):
  • Occhio di pavone o Cicloconio – Spilocaea oleaginea- è una malattia di origine fungina che si manifesta sulle foglie con macchie circolari di colore grigio chiaro o verde scuro, contornate da un alone giallo, in presenza di temperature di 18-20 °C e prolungata umidità della durata di 3-4 giorni, nella tarda primavera o a fine settempre e, nel meridione, anche durante l’inverno. Colpisce particolarmente le piante delle varietà: Carolea, Coratina, Frantoio, Moraiolo e Pendolino. Le foglie parassitate ingialliscono, appassiscono e cadono precocemente con conseguente danno per la pianta ed il raccolto.
Tenendo conto dei fattori favorevoli allo sviluppo del fungo, per prevenirne ed ostacolarne l’insorgenza si consigliano sesti d’impianto spaziosi, con esclusione di zone vallive ed esposizione a Sud-Est. Mentre, per combattere la crittogama occorre effettuare dei trattamenti a base di rame o di Dodina, in coincidenza della ripresa vegetativa ed alla formazione di 3-4 nodi fogliari, seguiti da un successivo intervento con l’aggiunta di boro e ferro sotto forma di chelati che, essendo solubili in acqua e assorbibili sia dalle radici che dai tessuti di rami e foglie, sono da preferire ai sali degli stessi microelementi che vanno incontro ad una rapida in solubilizzazione.
  • Rogna: è causata dal batterio - Pseudomonas savastanoi -, che viene trasmesso tramite: la puntura della mosca dell’olivo, le ferite generate da grandine e potature, dalle lesioni da freddo e soprattutto dagli attrezzi impiegati per la raccolta. Si manifesta con la formazione di escrescenze tumorali che, se interessano rami di piccole dimensioni, si può combattere con l’eliminazione delle parti infette; mentre in caso della formazione di notevoli masse sul tronco e grosse branche, occorre procedere all’asportazione della massa e dei sottostanti tessuti interessati (dendrochirurgia), seguita, in entrambi i casi, da una accurata disinfezione delle ferite con sali di rame. Comunque, dopo i descritti interventi e la raccolta delle olive, è consigliabile effettuare, rispettivamente, un trattamento a tutta la pianta con prodotti rameici e con concime-anticrittogamico biologico a base di Zinco (Zn), Manganese (MN) ed una elevata percentuale di Rame (Cu).
  • Verticillosi – Verticillium dhaliae -: trattasi di una patologia causata da un fungo presente nel suolo, di difficile controllo, che si manifesta con improvvisi disseccamenti di parti o addirittura di tutta la pianta, specie in nuovi impianti su terreni in precedenza sede di coltivazione di ortaggi sensibili al fungo, quali: Pomodoro, Patata, Peperone e Melanzana. Oppure su impianti con coltivazione interfilare delle citate colture orticole. La lotta si basa su interventi sull’apparato radicale, anche delle piante circostanti a quella colpita, con prodotti a base di cloro e successivi trattamenti a base di Fosetil alluminio (Aliette, in aggiunta a Enovit metil).
  • Tignola verde – Prays oleae – o Margaronia o Piralide dell’Ulivo: è un temibile Lepidottero fitofago ( che ha un rapporto nutrizionale specifico a spese dei vegetali) che allo stadio larvale, con la prima generazione, produce danni sui fiori in genere trascurabili. Dnni che, invece, con la seconda generazione, in Maggio-Giugno, possono assumere proporzioni gravi, in quanto provocano la cascola anticipata dei frutti.
Per cui, è opportuno intervenire subito dopo la fioritura, e comunque sempre prima dell’indurimento del nocciolo, con la distribuzione del Bacillus thuringiensis (Costar WG) che, una volta ingerito dalle larve attraverso le parti vegetali contaminate, libera delle tossine in grado di distruggere il loro tratto digerente. Oppure effettuare trattamenti a base dell’insetticida specifico: Kaimo Sorbie, sempre dopo aver accertato, nei mesi di Maggio-Giugno, la presenza dell’insetto tramite l’applicazione di trappole a feromoni, o dopo aver consultato il bollettino fitosanitario della propria regione, per Informazioni sulla necessità dell’intervento.
  • Mosca olearia - Dacus oleae o Bactrocera oleae - : è un pericolosissimo Dittero policromo della lunghezza di 5 mm ( presenta 2 ali trasparenti con all’apice una piccola macchia scura. Il corpo è giallastro con occhi verdi-blu, il torace grigio presenta tre strie longitudinali più scure è lo scudetto di colore giallo-avorio, mentre l’addome è rossastro con macchie bruno-nefrastre) della specie Carpofaga (la cui larva è una minatrice che scava gallerie nella polpa dele olive) presente in tutti gli oliveti del mondo. Una sola femmina può deporre fino a 250 uova in presenza di temperature che vanno dai 10 ai 31 °C, anche se quella l’ottimale è intorno ai 25 °C.
Mentre, una temperature superiori ai 32-33 gradi provoca la morte di moltissime larve all’interno delle drupe e un notevole rallentamento dell’attività degli adulti, che migrano in luoghi più freschi e umidi. Inoltre, ai fini della tempistica della lotta, è da tener presente che la femmina non depone la uova su olive con diametro inferiore a 7-8 mm e non prima dell’indurimento del nocciolo.
Infatti, per effettuare la lotta biologica il posizionamento delle trappole di “cattura massale mosca della olive DACUS TRAP”, in numero di 90 per ettaro, oppure 1 “ECOTRAP” ogni 2 piante, mantenendo però una distanza inferiore a 10 m, deve avvenire da metà giugno ad inizi di luglio. Contemporaneamente, per verificare la prsenza o meno dell’inetto, serve applicare altre 1 o 2 trappole “ Dacus Trak” (pannello cromo tropico giallo collato e innescate con il feromone). In quanto, se si dovessero riscontrare 4 catture al giorno per 3 giorni consecutivi, bisognerà intervenire con un trattamento con prodotti a base di Piretro, per riportare entro limiti accettabili la presenza della popolazione adulta.
Altro possibile metodo di lotta biologica consiste nell’esecuzione di 2 trattamenti con Caolino, alla dose di 4-5 kg per 100 litri di acqua, allo scopo di ricoprire uniformemente la pianta con uno strato sottile di polvere di colore biancastro, per nascondere le olive alla vista delle mosche e rendere meno agevole la penetrazione dell’ovo-depositore. Oltre a proteggere la vegetazione dall’incidenza dei colpi di calore, abbassare la temperatura della chioma e migliorare la fotosintesi clorofilliana.
  • Fleotribo o Punteruolo – Phloeotribus scarabaeoides –: è un piccolo Coleottero che può causare danni ingenti ai rametti di 2 anni ‘, cioè a frutto.
Le femmine depongono le uova in piccole gallerie ricavate in corrispondenza delle gemme o nelle zone ascellari dei rametti, da dove le larve proseguono nello scavo, fino a determinare il disseccamento del rametto. Pertanto la lotta, per risultare efficace, deve essere condotta in maniera preventiva, con 1 o 2 trattamenti con COSTAR EG (potente insetticida biologico ad elevato contenuto di spore e cristalli attivi di Bacillus thuringiensis), a fine marzo-inizio di aprile, in concomitanza con gli interventi contro l’Occhio di Pavone.
  • Cecidomia suggiscorza o Moscerino suggiscorza – Resseliella olisuga-: è un piccolo dittero le cui punture di ovo-deposizione causano una necrosi localizzata della corteccia che tende a rigonfiarsi per il sottostante sviluppo di larve che scavano gallerie all’interno dei rametti, provocandone il disseccamento. Pertanto colpire il parassita anche con l’impiego di prodotti sistemici (che vengono assorbiti prima dalla pianta e poi agiscono sui parassiti che se ne nutrono) comporta delle difficoltà. Quindi più che lotta con prodotti chimici (vedi COSTAR WG) da effettuarsi a Marzo-Aprile, è preferibile, prima della ripresa vegetativa, pratacare quella agronomica. Consistente in una leggera lavorazione del terreno (alla profondità di 10-15 cm), per ottenere l’interramento delle pupe o crisalidi (protette da un bozzolo secreto dall’ultimo stadio di larva, che precede quello di adulto) presenti in superficie, in modo da impedirne lo sfarfallamento.
  • Oziorrinco - Otiorbyncnus German-: coleottero particolarmente aggressivo su piante giovani, tant’è che in poco tempo, dal tramonto all’alba, può distruggere la nuova vegetazione, asportando, a forma di mezza luna, buona parte delle foglie. Si combatte, non appena si riscontra la presenza, tramite il posizionamento intorno al tronco di un giro di Rincotrap (trappola meccanica per insetti), oppure di trappole adesive. Con l’accortezza di eliminare le erbe infestanti presenti nelle vicinanze, per impedire appigli alternativi attraverso i quali l’insetto può raggiungere la pianta. Altro mezzo di lotta sono gli insetticidi, come “Ercole” (Peritroite a lunga persistenza con effetto repellente), , o “Laser” (insetticida naturale biologico, ottenuto dal batterio Sccharopolyspora spinosa presente nel terreno). da distribuire alla base delle piante.
  • Antracnosi o Lebbra – Colletotrichum gloesporioides –: è una pericolosa patologia fungina che produce danni alle foglie a parti di rami e soprattutto ai frutti, con ripercussioni sulla qualità e sulla quantità dell’olio che si estrae. In quanto assume una colorazione rossastra, privo di fruttato e di alta acidità. Insieme di deprezzamenti che precludono la classificazione di extravergine. Il patogeno trova le condizioni ideali di sviluppo in presenza di temperature di 16 - 26 °C e alta umidità atmosferica. Gli attacchi si manifestano in coincidenza di due stati fenologici: la fioritura e l’invaiatura (Settembre-ottobre); anche se possono evidenziarsi su foglie e rametti prima della fioritura (Maggio); durante l’estate e dopo l’invaiatura (Ottobre), rispettivamente, a danno della vegetazione e delle drupe.
La prevenzione e la lotta si basano su trattamenti con formulati a base di ridotte quantità di rame veicolati con agenti fertilizzanti (Welgro Cu Zn) che, penetrando nei tessuti della pianta, combattono il fungo anche dall’interno. Cratteristica che, in considerazione della normativa che ha ridotto l’uso del rame a 4 kg per ettaro e per anno, conferisce a tali innovativi prodotti un notevole interesse, per il fatto che si possono utilizzare senza limitazioni .
  • Rodilegno rosso –Cossus cossus- e Rodilegno gialllo -Zeuzera Pyrina- : sono insetti Lepidotteri polifagi (che attaccano un gran numero di specie) e xilofagi (che si nutrono del legno scavando gallerie al suo interno). In particolare, il primo crea gallerie nel tronco e nelle branche principali, causando importanti danni alla struttura della pianta ed il conseguente lento e prograssivo deperimento della stessa. Mentre quello giallo predilige i rami posizionati in cima, scavando gallerie nel centro dei germogli.
La lotta può essere condotta, per entrambi i rodilegno, tramite:
  • trattamenti da eseguire dopo 15 giorni dall’inizio dei voli (riscontrabile tramite il posizionamento di trappole a feromone sessuale: Siatrap in numero di 3-4 per ettaro, con relativo Feromone rodilegno rosso e Feromone rodilegno giallo) e ripeterli, dopo 7-10 giorni , con Klozer (a base di Beauveria bassiana) alla dose di 200 ml/hl, o Mebov (a base di Mthanzium anisopliae) alla dose di 300 ml/hl;
  • cattura massale del parassita (migliore strategia per contrastare gli attacchi) attraverso il posizionamento, ad altezza uomo all’interno della vegetazione, entro il mese di maggio, di almeno 10-15 trappole Siatrap per ettaro, con relativo feromone sessuale da sostituire una volta ogni mese;
  • ’eliminazione delle larve introducendo del filo di ferro nelle gallerie scavate nel legno.
  • Brusca Prassitaria – Stictis Panizzei- : malattia causata da un fungo che colpisce principalmente foglie isolate anziché l’intera chioma delle piante, causando disseccamenti parziali con caratteristiche sfumature di colore variabili dal rosso mattone al bruno cenere , con margini sfumati in marrone scuro. Si manifesta in autunno, specie durante gli anni caratterizzati da elevata umidità e alte temperature.
La malattia si sviluppa in consequenza della presenza di piccole strutture chiamate “picnidi” sulla pagina inferiore delle foglie, invisibili ad occhio nudo, che producono i “picnocoidi “ : microscopici corpi responsabili della diffusione.
La strategia per prevenire la manifestazione consiste:
  • nell’ispezione regolare delle foglie, alla ricerca di segni di disseccamento con macchie rosse o brune;
  • nella rimozione di rami e foglie secche o danneggiate con attrezzi puliti e disinfettati, per evitare la propagazione del fungo;
  • nel mantenere (quando possibile) un adeguato regime di irrigazione, per evitare stress idrico alle piante;
  • nell’effettuazione di trattamenti preventivi con fungicidi a base di rame.
E’ importante notare che la Brusca Parassitaria può essere confusa con gli effetti prodotti dalla Brusca non Pafrassitaria, che però si distingue dalla prima per i seguenti aspetti:
  • l’alterazione delle foglie è causata dall’azione di venti asciutti, come lo scirocco, ed inizia con il disseccamento dell’apice della foglia , vicino al mucrone (punta breve e rigida un po’ ripiegata, formata dal prolungamento dell’asse centrale della foglia), dove la traspirazione è più intensa a causa dell’assenza della cuticola (rivestimento composto da cera e acidi grassi –cutina-);
  • non si estende mai alle zone laterali delle foglie e non presenta alcuna punteggiatura sulle aree dissedccate.
  • Cocciniglia :
  • Cotonosa –Philippia oleae e Euphilippia olivina- : vive protetta da una candida e cotonosa secrezione cerosa, soprattutto a spese dei racemi fiorali (infiorescenze formate da un asse principale dal quale si dipartono peduncoli di uguale lunghezza che sorreggono i fiori) e dei frutticini appena allegati. Con le loro punture causano l’aborto dei fiori e l’avvizzimento e la cascola delle piccole drupe; mentre la vegetazione viene abbondantemente imbrattata dalla melata sulla quale si sviluppano vari funghi che danno origine alla fumaggine o fuliggine.
Pertanto, la maggiore entità dei danni, in genere contenuti, è attribuibile alle infestazioni che si verificano nel periodo della fioritura e dell’allegagione.
Infestazioni che non richiedono interventi di lotta specifici, in quanto sono tenute a freno sia dalle sistematiche potature di sfoltimento della chioma, che dai parassiti endogeni (che vivono in permanenza all’interno degli organi dell’ospite) e dagli svariati predatori delle neaniti della cocciniglia;
  • Mezzo grano di pepe – Saissedia oleae -: insetto fitomizo (che si nutre della linfa della pianta, succhiandola direttamente dai vasi cribrosi), della famiglia Coccidae. E’ sicuramente quello che arreca più ingenti danni alla pianta infestata. Compie una generazione all’anno e sverna allo stadio di neanite e più raramente di femmina giovane. Le uova, di colore giallo-aranciato, si schiudono a partire dalla fine di luglio, dando origine alla fuoruscita scalare delle neaniti che si disperdono sulla chioma, localizzandosi sui rami, rametti e lungo la nervatura principale della pagina inferiore delle foglie.
La dannosità prodotta dal parassita è dovuta alla sottrazione di linfa che, essendo a basso contenuto proteico e ricca di zuccheri, per ottenere un adeguato apporto proteico, ne deve ingerire in grandi quantità ed eliminare gli zuccheri in eccesso, sotto forma di melata. Melata che, in caso di forti attacchi, può interessare l’intera chioma formando un substrato sul quale si insediano un complesso di funghi saprofiti (che si nutrono a spese di sostanze organiche in decomposizione) rersponsabili della formazione della fumaggine (patologia dovuta ad un insieme di funghi che formano uno strato nerastro) che limita la vitale attività fotosintetica della pianta.
Ne consegue che gli effetti combinati della sottrazione di linfa e della fumaggine si riflettono sulla pianta con manifestazioni di perdita di vigoria, forti defogliazioni, stentato sviluppo, accorciamento dei germogli e scarse fioriture e fruttificazioni.
Pre cui, per mitigare i danni, necessita effettuare una lotta articolata con interventi di tipo:
  • Biologico: con antagonisti naturali rappresentati da microrganismi e da insetti parassitoidi appartenenti al genere Metaphycus e ai predatori Chilocorus bipustulatus, Scutellista cynerea,ecc.
  • Agronomico: basata sulla cura della potatura con lo sfoltimento della chioma (al fine di creare un microclima sfavorevole allo sviluppo del parassita) ed effettuare equilibrate concimazioni , soprattutto azotate;
  • Chimico: con trattamenti insetticidi ammessi dai Dpi (Dispositivi di protezione individuali, quali guanti e occhiali), a base di Buprofezim, o olio bianco da effettuare quando si riscontra la soglia di intervento di 5 -10 neaniti per foglia, su un campione di 100 foglie prelevato dalla parte medio-bassa della chiome di almeno 5 – 10 piante ad ettaro.
  • Spudacchina – Philaenus spumarius – è un insetto Omottero, così definito per la singolare tecnica di protezione della forma giovanile - neanide- e di ninfa o pupa, caratterizzate dalla immobilità e da profonde trasformazioni dell’insetto che, in questa fase, trova riparo immerso in una massa schiumosa simile alla saliva di uno sputo, onde il nome di sputacchina. L’ulivo è tra le piante di cui, durante la fase adulta, si nutre della linfa grezza che scorre nei tessuti xilematici (legnosi) delle piante, attraverso punture di suzione nelle parti più teneri della vegetazione. In tale fase può acquisire il batterio – Xylella fastidiosa- (microrganismo unicellulare delle dimensioni variabili da 1 a 10 micrometri, cioè da 0,001 a 0,01 mm) potenzialmente presente nella pianta. Batterio che viene conservato, fino alla fine del ciclo biologico dell’insetto nell’appoarato digerente. Per cui, quando si sposta su una nuova pianta per nutrirsi, lo immette automaticamente all’interno del suo xilema, diffondendo la malattia e stimolando i tessuti alla produzione di un gel che impedisce il regolare scorrimento della linfa.
Il che comporta il rapido disseccamento , a partire dalla parte apicale, della chioma di rami isolati, di intere branche o dell’intera pianta; oltre all’imbrunimento interno, a diversi livelli, del legno delle branche e del fusto.
Considerato quindi il ruolo di vettore della Xilella che la Spudacchina ha esrcitato il Puglia, e che, secondo notizie diffuse da recente, oltre alla Xilella fastidiosa subspscie pauca (che ha causato la cosiddetta CoDIRO – Sindrome del disseccamento rapido di migliaiadi ulivi), sia stata riscontrata anche la presenza di Xilella fastidiosa sub specie fastidiosa: agente della malattia di “Pierce” (patologia che colpisce la vite, oltre alle drupacee e gli agrumi, con effetti letali), su 6 alberi di Mandorlo in località Triggiano, in provincia di Bari; l’Osservatorio Fitosanitario della Regione Puglia, anche dagli esiti dei controlli effettuati sugli insetti vettori della Xilella fastidiosa, non esclude la possibilità di rischio di diffusione del batterio sulle altre colture di pregio, tipiche della regione, quali: ciliegi e uva da tavola; nonché uva da vino, mandorlo e l’erba medica.
E poiché tale diffusione, nonostante l’attivazione, nell’area attualmente interessata, di una sorveglianza rafforzata sugli insetti vettori e l’abbattimento delle piante infette e di quelle suscettibili ad aspitare il batterio presenti nel raggio di 50 metri; non è scontato che non possa estendersi accidentalmente altrove; si ritiene prudenzialmente opportuno seguire attentamente l’evolversi della situazione, per essere in grado di , eventualmente, individuare tempestivamente segnali che rivelino la tipica presenza del batterio killer e di praticare gli interventi adeguati ad impedire la diffusione del temibile vettore Spudacchina, attraverso la conoscenza del :
 
  • suo ciclo biologico: che, secondo osservazioni condotte in Puglia, inizia con la comparsa delle forme giovanili tra fine di febbraio e l’inizio di marzo su piante erbacee appartenenti alla famiglia delle Asteraceae ( Lattuga, Tarassaco, Radicchio, Cicoria, Carciofo, ecc), Fabiaceae (Fava, Soia, Pisello, Cece, Fagiolo, leticchia, Arachude, ecc) e Apiaceae ( Carota, Pastinaca, Sedano, Finocchio, Angelica, Ferula, Prezzemolo, ecc), sia spontanee che coltivate. Mentre gli adulti compaiono tra la fine di aprile e l’inizio di maggio, spostandosi su vari arbusti selvatici e su alcune piante arbotree, fra le quali l’Ulivo, fino all’autunno. Per poi fare ritorno sulla vegetazione erbacea, per deporre le uova e completare il ciclo, svernando come uovo, sui residui vegetali;​​​​​​​
  • ​​​​​​​e della rispettiva lotta agronomica, consistente nella:​​​​​​​
  • gestione del suolo con lavorazioni superficiali o tramite trinciatura delle erbe infestanti, nel periodo primaverile, per mantenere il terreno sgombro, al fine di ridurre la popolazione degli stadi giovanili dell’insetto ed eliminare le piante possibili ospiti. Oppure, in alternativa, nel caso di aree in cui è difficile l’accesso con mezzi meccanici, adottando la pratica del pirodiserbo (che impiega dispositivi a fiamma o a raggi infrarossi per il controllo delle erbe infestanti), la cui azione però risulta più efficace su piante giovani;
  • potatura delle piante arboree ospiti, per ridurre la vegetazione, rendere più efficace la distribuzione dei prodotti per il controllo del vettore e diminuire l’utilizzazione dei volumi degli stessi;
  • disinfettazione degli attrezzi utilizzati per la potatura con una soluzione di ipoclorito di sodio (Candeggina o Varechina) al 2%, o con sali quaternari d’ammonio (Sani Flour), prima e durante il loro utilizzo, per evitare la diffusione di altri patogeni;
  • esecuzione preventiva dei trattamenti fitosanitari previsti dalla Decisione della Commissione Europea 789/2015, per i quali in Italia sono registrati, su olivo e su Philaenus spumarius, tre sostanze attive: Acetamiprid, Deltametrina e Olio essenziale di arancio dolce (utilizzabile anche in biologico).
E’ da segnalare inoltre la possibilità , anche se ancora in fase di studio, di utilizzazione del Zelus renardii, come predatore naturale della Sputacchina. Nei confronti del quale, dalle prime osservazioni eseguite dal Prof. Francello Porcelli, entomologo del Disspa di Bari, sui vettori potenziali dello Xylella, sembra siano emerse prospettive di incoraggianti esiti.
 
Utilizzazioni:
  • del legno: sia del tronco che dei grossi rami e radici, una volta stagionato, è molto durevole nel tempo, anche se esposto alle intemperie, e pur non essendo facile da lavorare, consente di realizzare oggetti di considerevole bellezza. In quanto il colore giallo-bruno, con marcate venature alternativamente chiare e scure fanno di ogni realizzazione un pezzo unico. Esso, infatti, essendo un legno di risonanza (cioè che fornisce un ottimo materiale per la cassa armonica degli strumenti musicali che, per complessi fenomeni di diffusione e riflessione, esalta l’intensità sonora), viene impiegato soprattutto per la costruzione di strumenti musicali a fiato, come ciaramelle e zampogne, oltre che per taglieri, piatti e altri utensili da cucina. Mentre i tronchi contorti costituiscono un materiale ricercato dagli scultori, così come i rami giovani per la realizzazione di cesti. Mentre le fascine secche ricavate dal materiale di risulta della potatura, rappresentano un combustibile ideale per innalzare la temperatura del forno a legna ed accendere la stufa o, nell’orto, come supporto per far arrampicare i piselli o come ottima base per la produzione di compost.
  • delle olive: usate sia come alimento che, prevalentemente, una volta raggiunta la piena maturazione, per l’estrazione dell’olio extravergine di oliva, tramite: molitura (frangitura delle drupe); gramolatura (sminuzzamento ulteriore dei frammenti di polpa ed amalgama della pasta di olive); pressatura; e separazione dell’olio dall’acqua di vegetazione, per centrifugazione. La qualità dell’olio dipende maggiormente: dalla varietà della pianta; dai metodi di coltivazione; dal tipo di terreno; dall’andamento climatico; dal tempo che intercorre dalla raccolta alla molitura; e dal metodo di molitura (quella a freddo risulta essere la migliore, in quanto, essendo che la temperatura della pasta delle olive durante la gramolatura non supera i 27 °C, si evita l’alterazione dei composti sensibili al calore, quali: vitamina E ed i polifenoli.
Il Regolamento Ce 1531/2001, in vigore dal 1 novembre 2002 costituisce la normativa che stabilisce la Classificazione dell’olio di oliva, come segue:
  • olio di oliva extravergine o Evo (definito nutrigenico: cioè in ngrado di curare), con acidità libra, espressa in acido oleico, non superiore a 0,8%, dai notevolissimi pregi, oltre che come incomparabile condimento di pietanze, per i suoi poteri terapeutici quali: abbassare il rischio di disturbi cardiaci e circolatori, ridurre la secrezione gastrica, e come ingrediente di unguenti, saponi e altri prodotti per la cura della pelle e dei capelli, grazie alle sue proprietà nutritive ed al contenuto di vitamina E (che per le notevoli proprietà antiossidanti di cui dispone, assicura un’azione di protezione delle membrane cellulari, aiuta a migliorare l’attività dei neuroni e, insieme alla vitamina A, anche le condizioni della vista);
  • olio di oliva vergine, con acidità massima pari al 2%;
  • olio di oliva lampante (così denominato perché in passato veniva utilizzato per elimentare le lampade), non vendibile al dettaglio, sia per i difetti organolettici che per l’elevata acidità, superiore a 2 g di acido oleico per ogni 100 g di olio.
A cui seguono altre categorie di scarsissima qualità o non ammesse al consumo, ottenute da più spremiture della sansa (materiale residuo della pressatura della pasta di olive) o con solventi chimici.
  • delle foglie: che rivestono una notevole importanza per i loro effetti fitoterapici sull’organismo umano, avallati da numerose ricerche Universitarie a livello internazionale e dal riconoscimento dal Ministero della Salute italiano. Proprietà benefiche dovute alla presenza di sostanze medicamentosi, quali: l’Oleuropeina (glucoside che essendo presente anche nelle olive, conferisce il tipico sapore amaro all’olio; l’acido Elenolico (derivato, per idrolisi dalle’Oleuropeina); l’Idrossitirosolo (considerato “spazzino”di radicali liberi, con capacità 30 volte superiore alla vitamina C; il Tirosolo e la Rutina.
Complesso di contenuti preziosi, dato che sviluppano azioni: - antiossidante ( che contrasta gli effetti dei radicali liberi responsabili dell’invecchiamento delle cellule); - depurativa e disintossicante (che favorisce eliminazione di acidi urici, tossine, grassi e zuccheri nel sangue, promuovendo al contempo la depurazione di fegato e reni); - di sostegno al Sistema Cardio-Circolatorio (attraverso un effetto ipotensivo dovuto all’aumento dell’elasticità delle arterie che, favorendo la circolazione sanguigna, contrasta l’insorgenza di varici, gambe pesanti e vene varicose; - di abbassamento del colesterolo (per la funzione ipocolesterolemizzante, dovuta alla riduzione dei livelli di colesterolo cattivo – LDL- e all’innalzamento di quello buono -HDL-); - di sostegno al Sistema Immunitario (per l’aumento delle difese e l’azione antivirale, antimicotica e antibatterica; - e di prevenzione dell’osteoporosi.
Inoltre, alcune ricerche hanno dimostrato come l’estratto di foglie sia utile anche: contro il diabete (grazie all’azione ipoglicemizzante) e alcune malattie degenerative, come l’Alzheimer o il cancro. Patologie in nei confronti delle quali specifici studi hanno evidenziato come i principi attivi contenuti nelle foglie di ulivo siano in grado di evitare che le cellule da sane si trasformino in maligne, la cui proliferazione puo dare origine a tumori
Insieme di benefici di cui è possibile fruire (dietro parere del fitoterapeuta) tramite l’assunzione dell’estratto di foglie (che si possono raccogliere tutto l’anno), fresche o secche (conservabili in sacchetti di carta o tela). Per la preparazione del quale occorrono: 100 - 150 foglie fresche o 30 - 50 secche da lavare immergendole in acqua e bicarbonato e asciugare accuratamente, per poi metterle in una pentola con 1 litro d’acqua da portare all’ebollizione e lasciarla sobbollire a fuoco lento per 15 minuti; dopo di ché filtrare, lasciare raffreddare e versare il liquido in una bottiglia di vetro da conservare in frigo, per poi assumerlo, all’occorrenza, nella misura di un cucchiaino durante i pasti principali.
Altro metodo semplice per sfruttare le preziose proprietà delle foglie consiste nella preparazione di un decotto. Per il quale servono 5 grammi di foglie essiccate per ogni tazza d’acqua con immerse le foglie, da portare a bollitura per ca. 5 minuti, per poi lasciare riposare e far stiepidire, prima di filtrarlo e berlo alla dose consigliata di una tazza al giorno.
In floriterapia poi esiste “ Il fiore di Bach Olive”, ideale per combattere: la stanchezza, esaurimenti nervosi, astenia, cali di energia, recuperare dopo una convalescenza o un intervento chirurgico o altro. Per tali sintomatologie o esigenze si consiglia l’assunzione, in genere, di 4 gocce per 4 volte al giorno, fermo restando la raccomandazione di avvalersi delle indicazioni di un floriterapeuta.
 

Conosciamo le preziose "amiche" piante

Conosciamo le preziose "amiche" piante Copertina    (commenti:4) (238)
Domenico Brancato

Partendo dal presupposto che per apprezzare qualsiasi cosa occorre conoscerne le caratteristiche, ne consegue che per stabilire un legame “affettivo” con le specie di piante che ci proponiamo di illustrare, necessita scoprire gli aspetti del rapporto che li pone in relazione con l’uomo e le influenze che esse esercitano sulla qualità della nostra esistenza. Influenze che ci prefiggiamo di esporre, per offrire ai lettori la possibilità di approfondire la conoscenza di questi insostituibili esemplari vegetali e scoprire alcune sorprendenti curiosità che li riguardano.
Tutto ciò troverà riscontro in una periodica sequenza della descrizione dei particolari relativi ai più rappresentativi soggetti arborei della flora territoriale, a partire dal presente comunissimo stupendo:
 
Pino
Nome Comune: Pino domestico o Pino da pinoli
Nome scientifico/Specie: Pinus pinea
Classificazione: Gymnospermae (piante che producono semi non protetti dall’ovario), Conifere
Famiglia: Pinaceae
Genere: Pinus
Ordine: Pinales
Origine etimologica del Nome: dal latino “pinus”
Luogo di origine: Mediterraneo settentrionale. In Italia è presente nelle regioni centro-meridionali, in Liguria, Romagna e alcune zone del Veneto. La specie è stata diffusa per coltivazione dai Romani e dagli Etruschi.
Consistenza e morfologia: portamento arboreo, alto fino a 25 m (in genere 12-20 m), con chioma tondeggiante fino a 25-30 anni, per poi assumere, da pianta adulta, la caratteristica forma ombrelliforme e fusto rettilineo o lievemente curvo che , a volte, si biforca a varie altezze, in rami secondari, a seconda della dimensione del fusto alla base.
Caratteristiche componenti struttura:
  • tronco: eretto rivestito da corteccia (ritidoma: rivestimento del fusto e delle radici che invecchiando si stacca in placche) grigio marrone che si screpola in grosse placche che col tempo diventano rossastre;
  • radici: robuste e profonde;
  • Foglie: aghiformi, flessibili, in coppie di 2, lunghe 10-12 cm, di colore verde grigiastro che persistono sulla pianta per 2- 3 anni, per poi cadere durante l’estate e riformarsi in Aprile e completare lo sviluppo in Autunno;
  • Infiorescenze: monoiche (con fiori maschili e femminili sulla stessa pianta), con fiori (sporofilli) maschili, di colore giallo, che appaiono fra aprile e maggio, formate da squame che producono notevole quantità di polline diffuso dal vento (impollinazione Anemofila); e femminili, simili a pigne (falsi frutti la cui formazione avviene dopo circa dopo 15 – 20 anni di età della pianta) di colore verde (strobili) che a maturazione, divenendo legnose e meno compatte, liberano i semi;
  • Frutti: (pigne) sono lunghe 8-15 cm, di forma ovoidale che maturano in 36 mesi (3 anni);
  • Semi: denominarti pinoli (in alcune zone chiamati “pinoccoli o “pinocchi”, da cui il nome del famoso Pinocchio), lunghi ca. 2 cm, di colore marrone, con guscio coperto da una guaina scura che si asporta facilmente. Sono molto gustosi ed hanno un elevato valore nutritivo.
Longevità: 200-250 anni in natura; mentre in ambiente urbano l’aspettativa di vita si dimezza.
Moltiplicazione: avviene in Primavera, in genere per seme ed in vaso, per alcuni anni, prima di porre la pianta a dimora, considerata la fragilità dei giovani esemplari. Raramente si procede per talea, sempre in primavera o in estate inoltrata, prelevandola da piante di età massima di 10 anni.
Esigenze:
  • Climatiche: Teme temperature inferiori allo zero, specie in presenza di umidità. La neve può provocare la rottura dei rami. E’ una pianta spiccatamente eliofila (non tollera l’ombra).
  • Terreno: si adatta a suoli di varia natura, anche se gradisce quelli sciolti e sabbiosi, mentre non tollera quelli prevalentemente calcarei, compatti ed eccessivamente acquitrinosi.
  • Idriche: sopporta bene l’aridità estiva, con temperature superiori ai 30 °C e piogge scarse, a differenza delle giovani piante che richiedono periodiche annaffiature .
  • Nutritive: limitate a periodiche somministrazioni di concime stallatico, in autunno.
  • Potatura: non necessita di potature regolari, se non per periodica eliminazione di rami secchi e danneggiati.
Parassiti:
  • Processionaria (Thaumetopoea-pityocampa), trattasi di un lepidottero (farfalla) le cui larve producono la defogliazione della pianta sulla quale compiono il loro sviluppo, ricoprendosi di peli urticanti che rappresentano un serio rischio per la salute delle persone e degli animali domestici. Pertanto i proprietari ed i gestori di giardini e parchi e gli amministratori di condomini con aree verdi comprendenti alberi di Pino insistenti sul territorio comunale, entro il 31 gennaio di ogni anno, devono effettuare tutte le verifiche delle alberature, al fine di accertare l’eventuale presenza dei voluminosi nidi. Affinché, laddove si riscontri la presenza, provvedano immediatamente all’asportazione mediante taglio dei rami infestati ed alla successiva bruciatura;
  • oltre a:
  • Fitomizi, quali afidi e cocciniglie che si nutrono della linfa della pianta;
  • scolitidi, comprendenti coleotteri che si nutrono del legno vivo o morto;
  • e acari e crittogame (funghi), che possono dare origine a carie e marciumi.
Utilizzazioni:
  • l’albero: essendo alto, resistente e dalla chioma folta, viene spesso usato nei parchi, nei giardini e per alberature cittadine e stradali, per il fatto che resiste, senza problemi, all’inquinamento atmosferico, ai forti venti, alla salsedine e a lunghi periodi di siccità;
  • il legno: formato dall’alburno (parte legnosa più giovane del tronco dove scorre la linfa grezza) di colore bianco-rosato posto sotto la corteccia e dal più scuro durame o “cuore del legno” (la parte più consistente che svolge solo una funzione di sostegno del tronco). E’ tenero e resinoso e resiste bene all’umidità, per cui trovava impiego nelle costruzioni navali, per puntoni da miniera e per traversine ferroviarie, bancali, cassette da imballaggio e tavole per cantieri. Mentre è poco adatto come combustibile, in quanto, anche se brucia facilmente per la presenza di resina, è pericoloso per il rischio d’incendio dovuto al notevole deposito di fuliggine che si forma nella canna fumaria dei camini;
  • le pigne vuote e i gusci dei pinoli: costituiscono, invece, un combustibile prezioso;
  • la resina: in passato, veniva utilizzata per la distillazione della trementina e la produzione della pece impiegata per calatafare (rendere stagna una struttura metallica o di legno) le imbarcazioni;
  • i pinoli: vengono utilizzati dall’industria dolciaria, per l’estrazione dell’olio; in cucina, per la preparazione del pesto alla genovese e del castagnaccio; e come alimento, per l’elevato contenuto della maggior parte degli elementi nutritivi vitali.
Proprietà medicamentose.
Le diverse varietà, di questa pianta, fra le quali il Pino silvestre – Pinus sylvestris - in particolare – ed il Pino mugo – Pinus mugo – possiedono molte proprietà che permettono di curare numerose patologie, soprattutto inerenti l’apparato respiratorio: bronchite, tracheite, polmonite, asma, raffreddore ed influenza; oltre alla cistite cronica, prostatite, leucorrea e colecistite.
In particolare:
  • le foglie: hanno un’azione purificante, utile per i polmoni, reni e vescica;
  • le gemme: sotto forma di decotti, sviluppano un’azione disinfettante
per la pelle e deodorante per l’ambiente;
  • la corteccia: come infuso, favorisce la digestione;
  • i pinoli (del Pino domestico): sono ricchi di sostanze preziose per l’organismo, quali: antiossidanti, utili a contrastare l’azione dei radicali liberi e il processo di invecchiamento; luteina altrettanto utile per la vista; sali minerali ed alcuni amminoacidi essenziali, utili per il mantenimento della salute dell’organismo, essendo dotati di proprietà adatte a proteggere il sistema cardio-vascolare; acido pinoleico (omega 6) che stimolando l’azione di alcuni ormoni contribuisce a limitare il senso della fame; acido oleico, che tenendo sotto controllo i livelli di colesterolo, protegge le arterie e previene attacchi cardiaci; vitamina K utile in caso di crampi mestruali e per migliorare la circolazione del sangue; vitamina C che rafforza il sistema immunitario; e vitamina D che aiuta il consolidamento delle ossa. Il consumo di pinoli inoltre, poiché promuove i movimenti intestinali, è considerato efficace contro la stipsi, oltre che in caso di debolezza, stress e convalescenza, essendo una straordinaria fonte di energia (100 g sviluppano 675 calorie).
Curiosità:
  • Strutturali:
  • per distinguere le giovani piante di Pino pinea da quelle, molto simili, di Pino pinaster (Pino marittimo) basta stropicciare una manciata di foglie verdi. Nel caso trattasi del primo esemplare si svilupperà un odore simile a quello dei pinoli;
  • la ramificazione del Pino marittimo è piuttosto ad angolo retto, mentre quella del Pino da pinoli è disposta ad angolo acuto; quest’ultimo ha solitamente dimensioni inferiori al Pino marittimo che, invece, può arrivare ad altezze di oltre 30 mitri;
  • la forma delle pigne è arrotondata per il Pino da pinoli ed allungata per quello marittimo.
  • Storico-mitologiche:
  • nell’antica Grecia il Pino era sacro a Rea: antica divinità della terra, mentre nella mitologia romana, era identificato con Opi (divinità antica romana, personificazione della terra e dispensatrice dell’abbondanza agraria); con Cibale (dea della natura, degli animali e dei luoghi selvatici e divinità ambivalente che simboleggiava la forza creatrice e distruttrice della natura); e con Bacco, chiamato dai greci Dioniso, considerato l’inventore del vino: bevanda che faceva dimenticare agli uomini gli affanni e venire gioia nei banchetti. E poiché si pensava che la resina della pianta servisse alla sua conservazione e miglioramento, ne consegue il collegamento tra Vite e il Pino e tra il Pino e Dionisio.
  • Virgilio – 70 a.C. – a Mantova -(Publio Virgilio Marone, poeta romano autore di tre opere, tra le più famose della letteratura latina: le Bucoliche, le Georgiche e le Eneide); Ovidio 43 a.C. a Sulmona – (Publio Ovidio Nasone è stato un poeta romano, tra i principali esponenti della letteratura latina e della poesia elegiaca: malinconica); e Plinio – 23 d.C. a Como - (scrittore romano di opere, di storia e di una vasta enciclopedia in 37 libri che rappresenta una raccolta antologica del sapere antico) ritenevano il Pino simbolo di fecondità e generosità.
  • Il mito ce lo mostra legato alla Madre Terra e all’unione degli opposti: maschile e femminile. Il Pino è, infatti , un albero ermafrodita (presenza sulla stessa pianta di fiori maschili e femminili) ed una delle specie più antiche presenti sulla Terra. Non c’è da stupirsi se gli antichi lo vedessero come simbolo dell’amore fra madre e figlio, in un contesto che può essere spezzato soltanto dall’estremo sacrificio: la morte, che tuttavia genera vita immortale. I suoi cicli biologici seguono, infatti, ritmi lenti, e sui suoi rami coesistono più generazioni di frutti, l’una accanto all’altra, impregnandosi di informazioni cosmiche.
  • Nel Medioevo (V – XV secolo) era simbolo di conoscenza e immortalità;
  • nel Rinascimento (inizio XV – fino a metà XVI secolo) invece era visto come un simbolo di morte, perché, una volta tagliato, non può rinascere da se stesso; la sua resina richiama all’immortalità e alla purezza, mentre la pigna chiusa alla castità e quella aperta alla fecondità.
  • Un notevole impiego della pianta si ebbe durante il Fascismo (Ottobre 1922 – Luglio 1943), che consacrò questa specie come emblema ufficiale dell’Italianità. La pianta è testimone di una lunga storia mediterranea, ci collega con antiche civiltà, ed è una frequente presenza nella letteratura, nelle arti decorative, nei miti e nella quotidianità.
  • Significato e Simbologia:
  • il Pino è uno degli alberi maggiormente rappresentati negli stemmi araldici (di Famiglie nobili), in quanto simboleggia benignità e cordialità, per il motivo della sua capacità di non nuocere, benché sia alto e ombroso, ad alcuna pianta sottostante; oltre che nobiltà antica e generosa, perché rappresenta il signore che non allontana i più umili che gli vivono dappresso.
  • essendo, come tutte le conifere, un albero sempre verde è simbolo di immortalità ed eternità, oltre che della felicità coniugale e della fertilità, per via degli aghi uniti a coppia e inseriti su corti rametti denominati “ brachiblasti”.
  • Nell’Oroscopo Celtico il Pino corrisponde ai segni zodiacali: Capricorno, Acquario, Pesci e Vergine.
  • I nativi del Pino, il cui compleanno è compreso fra il 19 e il 29 Febbraio – e fra il 24 di Agosto ed il 2 di Settembre, sono persone molto razionali, tanto da considerare qualsiasi mancanza alla logica, una vera e propria perdita di tempo. Per loro ci sono cose più importanti da realizzare che sognare ad occhi aperti, per cui a volte rischiano di sembrare troppo noiosi e quindi hanno bisogno di qualcuno che ricordi l’importanza di lasciar libera la fantasia e divertirsi un po’. Sono persone coraggiose e ottimiste ed estremamente tenaci nel soddisfare i loro obiettivi di vita. Faranno tutto ciò che è in loro potere per ottenere quello che vogliono; sono intransigenti quando si mettono in discussione. Hanno buone maniere ma possono essere un po’ sfacciate. Se sono sicure di avere ragione, non riconoscono l’autorità e possono essere molto testardi. Da una parte, corrono rischi quando è necessario, ma d’altra parte non amano crearsi problemi inutili.
  • Pro: La forza del Pino è certamente la loro obiettività. Sono ottimi organizzatori e riescono a costruire la loro vita su basi solide e razionali. Agiscono sulla spinta di considerazioni lucide e ragionate, e non stanno a perdere tempo dietro ragionamenti complicati, fini a se stessi. A livello lavorativo tale attitudine li rende competitivi e vincenti. I pini non sono i leoni della società, sono introversi, ma piace loro essere circondati da brave persone. Sono buoni amici, anche se ci sono alcuni limiti nei confronti della loro devozione. Amano una casa accogliente, piace loro spendere soldi, vedono il denaro solo come mezzo per ottenere le cose necessarie, ma non sono buoni custodi delle finanze familiari. Rimangono ottimisti in ogni momento e credono sempre in un futuro migliore. Le donne sono considerate molto fortunate e destinate ad una vita bella, senza seri problemi.
  • Contro: L’assenza di estrosità rende la vita dei nativi un tantino grigia e monotona. L’organizzazione razionale degli eventi che costituiscono la loro esistenza li fa sentire aridi e, a volte, come se la vita stessa gli stesse sfuggendo. A volte la loro mente razionale li rende incapaci di prendere decisioni improvvise, specie quando si sentono incapaci di capire quali possano essere le loro conseguenze.
  • Amore: I nati sotto questo segno hanno bisogno di tempo e di un lungo corteggiamento prima di lasciarsi andare. Cosa c’entra l’amore con la ragione? Poco o nulla. Per questo il loro partner è colui in grado di far riscoprire loro la gioia di vivere e la leggerezza che una relazione deve assolutamente avere per risultare duratura e positiva.
  • Salute: possibile predisposizione a disturbi relativi a: metabolismo, intestino, cuore, udito e occhi.
  • Erbe associate ai nati sotto il segno del Pino: Valeriana, Lavanda, Aneto, Finocchio e Maggiorana.
  • Ubicazione degli esemplari più antichi in Italia:
  • a Roma, piante di Pino domestico della fine del 1800 si possono osservare, costeggiando le pendici orientali degli Horti Farnesiani, e lungo il Clivio Palatino, dopo aver percorso la Via Sacra, superato l’Arco di Tito;
  • nel Parco nazionale de Pollino, in Calabria al confine con la Basilicata, fra i costoni rocciosi, si erge un Pino loricato, specie tipica del Pollino (la cui struttura della corteccia ricorda la corazza dei guerrieri romani, detta appunto lorica), che con i suoi 10 metri di altezza e i 1230 anni di età rappresenta il Pino più antico d’Europa;
  • a Lenne, in località Pino di Lenne, a pochi chilometri da Taranto, trova ubicazione il Pino d’Aleppo (ramificato fin dal basso con chioma espansa, ma di aspetto un po’ differente rispetto le specie precedenti, soprattutto per i getti giovani più radi e chiari e per gli strobili dalla forma ovale-conica, lunghi 5-10 cm e larghi 2-3 cm, di colore verde all’inizio e marrone, dopo 2 anni) più antico d’Europa, messo a dimora più di 300 anni fa e misura 20 metri d’altezza ed una circonferenza del tronco di 4 metri.
 

Frutta e verdura di vario colore: 5 porzioni al giorno

Frutta e verdura di vario colore: 5 porzioni al giorno  Copertina (335)
Domenico Brancato

 
Il Ministero della Salute, considerato che si stima che con 600 grammi di frutta e verdura al giorno si eviterebbero: oltre 135 mila decessi, un terzo delle malattie coronariche e l’11 per cento degli ictus; in sintonia con quanto proposto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla Food and Agricolture Organization (FAO); per prevenire l’insorgenza di malattie croniche, raccomanda l’assunzione di 2 porzioni di verdura e 3 di frutta di 5 colori di circa 80 grammi al giorno (mediamente pari a 400 grammi, quale quantità minima consigliata per un menù salutare); da ripartire in 5 porzioni suddivise in 5 pasti: prima colazione, spuntino, pranzo, merenda e cena.
 
Intendendo per porzione: un frutto intero (ca. 150 grammi) nel caso di mele, pere, arance, pesche, banane o 2 – 3 frutti, qualora trattasi di albicocche, susine ed altra frutta di simile pezzatura; un piatto di insalata (ca. 50 grammi); oppure mezzo piatto di verdura cotta o cruda e una coppetta di macedonia, o un bicchiere di spremuta o di centrifugato.
 
Tenendo presente che, in casi di eventuale intolleranza verso il consumo di verdure o di indisponibilità delle stesse, l’apporto dei loro nutrienti può avvenire anche tramite il consumo di legumi e frutti a guscio (mandorle e noci). E non ricorrendo, sistematicamente, ai numerosi formulati presenti in commercio.
 
Poiché, come sottolineato nelle Linee Guida per una sana alimentazione: “finora nessuno studio ha dimostrato che la somministrazione dei singoli componenti, sotto forma di integratori, possa fornire gli stessi effetti benefici che sono associati all’ingestione di frutta e vegetali”.
 
Considerato che non esiste una “pillola della salute” che possa fornire le sostanze utili che si trovano in frutta e verdura.
 
Dato che i benefici che si traggono dal consumo di prodotti vegetali freschi derivano dall’azione congiunta e sinergica di molti componenti esclusivamente naturali, alcuni dei quali addirittura ancora sconosciuti.
 
Tutto ciò, sempre che vengano rispettate le indicazioni nutrizionali che suggeriscono di variare non solo la tipologia di frutta e verdura ma anche la loro preparazione.
 
Il menù settimanale, infatti, dovrebbe comprendere insalate miste di verdure crude e di frutta fresca (tagliata al momento, senza l’aggiunta di zucchero e consumata subito, per mantenere intatto il contenuto di vitamine e antiossidanti), alternate a preparazioni cotte (con tecniche di cottura a vapore o in pentola a pressione con il cestello o al forno con poco olio extravergine di oliva ed una minima aggiunta di sale e spezie).
 
E non venga trascurata l’alternanza dei colori offerti dall’ampia gamma delle produzioni stagionali preferibilmente locali, particolarmente indicati per assicurare all’organismo la più elevata entità e specificità di nutrienti in grado di procurare i benefici effetti riportati nella seguente tabella:
 
C0LORE di FRUTTA e VERDURA:
PRODOTTI APPARTENENTI:
SOSTANZE CONTENUTE:
EFFETTI BENEFICI DERIVANTI DAL CONSUMO:
BIANCO
Aglio, carciofi, cavoli bianchi, cavolfiori, cipolle, finocchi, funghi, porri, rape bianche, scorzonera e sedano; banane, mele, pere e pesche bianche.
Quercetina (flavonoidi), polifenoli, composti solforati, vitamina C, potassio e selenio.
Antiossidativi, antinfiammatori, azione di contrasto dei radicali liberi e dei processi legati all’invecchiamento precoce, protezione delle ossa e polmoni, rinforzo del sistema immunitario e prevenzione di alcune patologie.
GIALLO
Carote, peperoni, zucca, mais; ananas, mele gialle, arance, clementine, limoni mandarini, pompelmi, meloni, albicocche, pesche, nespole,susine.
Flavonoidi, antocianine, betacarotene, (vitamina A), vitamina C, potassio.
Anticoagulanti,antinfiammatori ed antitumorali.
VERDE
Tutte le insalate a foglia larga (cicoria, tarassaco, indivia, scarola, lattuga) le erbe aromatiche e le verdure da cuocere (biete, spinaci, catalogna), agretti, cime di rapa, carciofi, piselli, fave, cavoletti di Bruxelles, verze, cavolo cappuccio, alghe verdi, radicchio verde, rucola, asparagi, basilico, prezzemolo, peperoni, cavolfiore romanesco, zucchine, cetrioli; fichi, mela Granny Smith, uva bianca.
Acido folico, clorofilla, luteina, magnesio, vitamina C, ferro, potassio, magnesio.
Inerenti il metabolismo energetico e il corretto funzionamento del sistema nervoso e muscolare. Oltre a contribuire ad aiutare a depurare dalle tossine, ad assimilare correttamente i grassi e migliorare la digestione e la vista.
ROSSO
Pomodori, cavolo cappuccio rosso, ravanello e peperoni, radicchio, patate, cipolle, barbabietole e rape rossi; anguria, arance rosse, ciliegie, fragole, lamponi, melograni, mirtilli rossi, pompelmi rossi, ribes.
Antiossidanti, licopene, antocianine.
Riduzione del rischio di sviluppare: aterosclerosi, ipertensione, colesterolo alto e diversi tipi di cancro. Oltre a proteggere dalle malattie cardiache e migliorare le funzioni cerebrali.
BLU-VIOLA
Cavolo rosso, cavolfiore viola, melanzane, radicchio; fichi, lamponi, more, prugne, ribes, mirtilli, uva nera.
Antocianine, betacarotene, potassio, magnesio, vitamina C.
Azione di contrasto dell’ipertensione arteriosa e dell’invecchiamento cellulare.
 
Tabella nella quale vengono menzionati una vasta gamma di prodotti, distinti per tipologia di colore e principi nutritivi, per cercare di soddisfare il più possibile le singole preferenze e, conseguentemente, favorire il maggior incremento dell’adozione di una dieta finalizzata al corretto mantenimento e funzionamento dell‘organismo.
 
Presupposto indispensabile per il conseguimento del “non trascurabile” obiettivo dell’impagabile benessere individuale e della salute pubblica.

Come consociare le piante nell’orto per ottenere produzioni sane e abbondanti

Come consociare le piante nell’orto per ottenere produzioni sane e abbondanti Copertina (470)
Domenico Brancato

 
La pratica della consociazione nell’orto prende spunto da ciò che accade in natura, nei prati e nei boschi, dove convivono spontaneamente molte specie diverse, che si aiutano a vicenda, sfruttando vantaggiosamente le caratteristiche e le esigenze di ognuna.
 
La consociazione corretta quindi si prefigge, attraverso l’accoppiamento di piante compatibili, a riprodurre l’armonia naturale della loro convivenza. Allo scopo di ridurre i rischi derivanti da condizioni di competizione riguardanti, in particolare, l’utilizzazione: delle risorse idriche, delle sostanze nutritive e dello spazio per lo sviluppo della chioma e delle radici; nonché dalle conseguenze imputabili a massicci attacchi parassitari.
 
A tal fine, si riportano alcuni esempi di rispondenza o meno di accoppiamenti di essenze orticole, relativi:
- alla necessità di acqua, fra le carote, nei confronti delle quali aumenta l’esigenza nelle ultime settimane prima della raccolta e le cipolle, che invece richiedono un terreno asciutto verso la fine del periodo di coltivazione affinché il fogliame possa seccarsi ed il bulbo mantenersi sodo e saporito. Così come per il rosmarino, che diventa profumatissimo in presenza di caldo e poca acqua, e la menta e l’erba cipollina per le quali aumenta l’esigenza di acqua in presenza di caldo;
 
- allo spazio richiesto, fra gli alti e sottili porri e i più corposi cavoli e lattughe che trovano sufficiente ampiezza per svilupparsi nell’interfila dei primi. Stessa situazione che si verifica fra l’unione di piante a maturazione rapida: ravanelli e insalate, con altre a crescita lenta: fagioli e pomodori. Poiché quando questi ultimi avranno raggiunto il pieno sviluppo, i primi saranno stati già raccolti;
 
- alle esigenze nutritive, nei confronti delle quali, negli accoppiamenti, è bene optare fra leguminose (fagioli, piselli, fave e ceci), che arricchiscono il terreno del prezioso azoto, con le insalate e verdure a foglia, che ne fanno un consumo elevato;
 
- a malattie e parassiti, per ridurne le quali occorre evitare la vicinanza di ortaggi appartenenti alla stessa famiglia botanica, perché attirando gli stessi parassiti incrementano i danni. Mentre risultano utili accoppiamenti fra ortaggi ed erbe aromatiche molto ricche di sostanze che emanano odori non graditi agli insetti. Sostanze che vengono rilasciate anche nel terreno, agendo contro i parassiti terricoli.
Per cui si ritiene opportuno riportare di seguito la denominazione delle più comuni erbe e piante aromatiche e dei parassiti nei confronti dei quali producono effetti di repellenza:
 
DENOMINAZIONE di ERBE e PIANTE AROMATICHE
PARASSITI VERSO I QUALI PRODUCONO EFFETTI REPELLENTI
AGLIO E MENTA
Oidio (mal bianco)
ANETO
Afidi neri delle fave, in particolare.
ASSENZIO
Roditori
BASILICO
Moscerini bianchi e oidio del pomodoro
CALENDOLA
Nematodi (parassiti vermiformi terricoli)
CAROTA
Mosca della cipolla e della bietola
CIPOLLA
Mosca della carota
FAGIOLI, LINO e RAFANO
Dorifora della patata e melanzana
GAROFANO, LAVANDA e SALVIA
Afidi e formiche
GERANIO, ALCHEMILLA, FUCSIA e TIMO
Lumache e limacce
LATTUGA E SPINACIO
Altica di rape, ravanelli e rucola
NASTURZIO
Peronospora
PATATA
Tonchio dei fagioli
ROSMARINO
Mosca della carota e insetti che attaccano leguminose e ombrellifere (carota, finocchio, prezzemolo e sedano)
SANTOREGGIA
 
Afidi
TAGETE
Afidi, nematodi e altri parassiti orticoli
TIMO, ANETO, MENTA E POMODORO
Larve di cavolaia
 
Alla benefica influenza diretta che svolgono la citate piante, si aggiunge poi un ulteriore favorevole l’effetto indiretto, grazie all’attrazione che alcune di esse ed altre, quali: Salvia; Coriandolo, Geranio, Potentilla, Tarassaco,Timo, Zinnia; e Valeriana, esercitano, nei confronti, rispettivamente di: insetti predatori di vari parassiti; coccinelle: specifici predatori di afidi; e lombrichi: produttori del pregiato humus che, fertilizzando il terreno, rende meno vulnerabili le piante coltivate.
 
Efficacia di effetti per i quali, quindi, oltre ai giusti abbinamenti fra gli ortaggi, è da non trascurare l’importanza dell’inserimento nell’orto delle erbe aromatiche, la cui presenza assume un ruolo fondamentale per ridurre, come descritto, l’invasione di insetti e per contrastare il manifestarsi di malattie causate da forme fungine. Nonché, per attirare le api ed insetti pronubi fautori dell’impollinazione e di conseguenti generosi raccolti e gradevoli e profumati ambienti.
 
Comunque, per fornire al lettore delle indicazioni utili ai fini operativi, si fa seguire una tabella comprendente le più comuni piante orticole coltivate e relative combinazioni compatibili e non:
 
PIANTA DA COLTIVARE
FAMIGLIA BOTANICA
C O N S O C I A Z I O N E
C O M P A T I B I L E
I N C O M P A T I B I L E
AGLIO
Amaryllidaceae
Carota, cetrioli, lamponi, patate, pomodori, rape e piante aromatiche
Cavoli, fagioli e piselli
BARBABIETOLA
Chenopodiaceae
Fagiolini, santoreggia, aneto, cetriolo, aglio, cavolo cappuccio, lattuga e cipolle
Patate, porri, carote, spinaci
BIETOLA
Amaranthaceae
Fagiolini, cavoli, carote, ravanelli
Nessuna
BROCCOLI
Brassicacee
Cetrioli, fagiolini, lattuga, patata, piselli, pomodori, porri, spinaci
Aglio, cipolle, finocchi e fragole
CAROTA
Apiaceae
Aglio, bietole, cipolle, fagioli, lattuga, patate, piselli, pomodoro, porri , scalogno
Prezzemolo, sedano, barbabietole e patate
CAVOLI e CAVOLFIORE
Brassicacee
Barbabietole, cetriolo, indivia, lattuga, piselli, pomodori, porri, spinaci, e sedano
Aglio, cipolle e finocchi
CETRIOLI
Cucurbitacee
Aglio, cipolle, cavolfiore, fagioli, finocchi, lattuga, piselli e porri
Patate, pomodori,zucche e ravanelli
CIPOLLA
Amaryllidaceae
Carote, cetrioli, lattuga, pomodoro, porri, zucchine
Cavoli, fagioli e piselli
FAGIOLI e FAGIOLINI
Leguminose
Cavoli, cetrioli, lattuga, patate, spinaci, zucchine
Aglio, cipolle, finocchi, pomodori e porri
FINOCCHI
Apiaceae
Cetrioli, lattuga, melanzane, peperoni, piselli, porri
Cavoli, fagioli, e pomodoro
FRAGOLA
Rosacee
Borraggine, fagiolini, aglio, lattuga, porro, ravanello, erba cipollina, spinaci, cipolle
Nessuna
INSALATE
Asteracee
Carote, cavoli, finocchi, pomodori, rape
Prezzemolo e sedano
MELANZANA
Solanacee
Cavoli, fagioli, finocchi, lattuga
Patata, peperoni, pomodori e prezzemolo
PATATA
Solanacee
Aglio, broccoli, carote, cipolle, finocchi, fagioli, lattuga, spinaci
Cavoli, cetrioli, pomodori, porri e lamponi
PEPERONI
Solanacee
Aglio, carciofi, cavoli, finocchi, lattuga, piselli, porri, prezzemolo
Fagioli, patate e pomodoro
POMODORI
Solanacee
Aglio, asparagi, carote, cavoli, lattuga, mais, porri, spinaci
Cetrioli, finocchi, patate e piselli
RAVANELLI
Brassicaceae
Fagiolini, piselli, cavolo rapa, lattuga, bietola, carote, prezzemolo, porro, spinaci, pomodori
Cavolo riccio, cetriolo, cavolo cappuccio, ravanelli, cavolini di Bruxelles, cipolle
CAVOLETTI di BRUXELLES
Crucifere
Piselli, sedano, spinaci, cetrioli
Patate, porri, ravanelli, cipolle
PISELLI
Leguminose
Cavoli, carote, cetrioli, finocchi, lattuga, spinaci, ravanelli, zucche e zucchine
Aglio, cipolla, patate, pomodori, prezzemolo, porri
PORRO
Amaryllidaceae
Cipolla, cavoli, sedano e carote
Fagioli, fagiolini, cavoletti di Bruxelles, barbabietola
PREZZEMOLO
Apiaceae
Ravanelli, asparagi e pomodori
Melanzana, piselli
RAPE
Brassicaceae
Piselli e mentuccia
Nessuna
SEDANO
Apiaceae
Porro, pomodori, cavoli e rafano
Insalate, carote
SPINACI
Amaranthaceae
Cavoli, ravanelli, fragole e garofano
Barbabietola
ZUCCA
Cucurbitaceae
Fanoagioli rampicanti, mais, nasturzio, menta, timo, salvia, garofano e calendola
Cetrioli
ZUCCHINA
Cucurbitaceae
Cipolle e basilico
Meloni, cetrioli e altre cucurbitacee
 
Quanto esposto vuole essere una proposta rivolta ai lettori-orticoltori a provare (se non lo hanno già fatto) a verificare il risultato dell’esperienza maturata dai loro antenati, ma che oggi costituisce una delle basi della moderna orticoltura biologica. In quanto supportata dagli esiti della ricerca scientifica sul riscontro dell’apporto di aiuto reciproco fra numerose coppie di piante, e sui conseguenti benefici nei confronti quali-quantitativi dei raccolti, della riduzione del lavoro manutentivo nell’orto e del contenimento dei danni connessi alle comuni pregiudizievoli infestazioni.
 

Tempo di raccolta delle olive, come produrre un olio di qualità

Tempo di raccolta delle olive, come produrre un olio di qualità Copertina (847)
Domenico Brancato

 
Da giugno 2020 l’Unione Europea ha vietato la lotta contro la mosca delle olive (Bactrocera oleae) con l’utilizzo del Rogor, antiparassitario a base di Dimetoato: insetticida sintetico fosforganico ad elevata attività citotropica (in grado di penetrare nei tessuti vegetali) larvicida.
 
Ciò è avvenuto in quanto l’Autorità Europea per la sicurezza alimentare – Efsa – non ha potuto escludere l’esistenza di rischio per il consumatore, dovuto all’esposizione a residui di Dimetoato e a Ometoato, considerati rispettivamente un potenziale genotossico (con capacità di danneggiare l’informazione genetica all’interno di una cellula, inducendo modificazioni del DNA di un organismo vivente) ed un agente mutageno (in grado di provocare alterazioni genetiche e/o neoplasie nei soggetti esposti).
 
Pertanto gli olivicoltori per affrontare il temibile nemico (che in condizioni ambientali favorevoli di riproduzione può raggiungere 6-7 generazioni, equivalenti ad un arco temporale tale da coprire l’intero ciclo di sviluppo delle olive, con conseguente possibile produzione di gravi danni quantitativi e qualitativi per la produzione), devono ricorrere a forme di lotta alternativa che consentano di modificare la strategia di difesa curativa o larvicida garantita dall’impiego del Rogor (che prevedeva interventi successivi all’ovideposizione, mirati ad uccidere le larve all’interno delle drupe), con interventi di tipo preventivo e/o adulticida, finalizzati ad impedire la deposizione dell’uovo nelle olive e ad eliminare gli esemplari adulti.
 
Interventi , la cui tempestività di esecuzione richiede la conoscenza dell’andamento dello sviluppo del ciclo biologico della mosca che trova riscontro, nella comparsa normalmente a giugno, delle mosche nell’oliveto, a cui segue, dopo circa una settimana, la fecondazione delle femmine che, a seconda dell’andamento meteorologico (pioggia, umidità e temperatura) e della varietà delle olive, a fine giugno- metà luglio ( in coincidenza dell’indurimento del nocciolo, che avviene quando le drupe raggiungono la grandezza di un cece), iniziano l’ovideposizione, attraverso l’inserimento dell’oviscapo nella drupa, percettibile dalla provocata ferita a forma di V rovesciata della profondità di ca. 0,5 mm.
 
Ciascuna femmina, che si differenzia dal maschio (vedi foto n. 1) per la maggiore grandezza e la presenza di un astuccio che contiene l’ovipositore posto a termine dell’addome, complessivamente depone 200-300 uova (delle dimensioni di ca. 0,7 x 0,2 mm, di colore bianco latteo – foto ingrandita n. 2- poco visibile al occhio nudo), ripartiti in numero di 4-5 al giorno in piena estate e 10-20 in autunno ed, in genere, in numero di 1 per ogni oliva che però, in annate di forte infestazione, possono diventare 6-7. Il periodo di incubazione dura dai 2 ai 3 giorni, ma in autunno può protrarsi fino a 10 giorni. Mentre la durata dello sviluppo della larva, con temperature di d 24-25 °C, dura 2 settimane e oltre 3 mesi con temperature di 12 ° C.
 
Complessivamente, dalla deposizione dell’uovo al raggiungimento dello stadio di adulto, con temperature medie di 24 °C, intercorrono mediamente da 21 a 25 giorni. Per cui nel corso di una annata, con temperature miti, la mosca può compiere fino a 6 -7 generazioni.
 
Nell’ultima generazione dell’annata, se le olive sono ancora verdi, la larva (Foto n. 3) si impupa (Foto n. 4) all’interno, mentre se sono mature, o quasi, fuoriesce dall’oliva caduta e penetra nel terreno alla profondità di 5 – 6 cm, dove si impupa per trascorrere l’inverno.
 
Intanto, per evitare trattamenti superflui o intempestivi inerenti alla nuova strategia di lotta, è buona norma, a partire da metà Giugno, procedere al rilevamento della presenza e quantità di mosche nell’oliveto, tramite l’installazione di:
- trappole di monitoraggio entomologiche (in grado di attrarre e catturare insetti adulti) di tipo cromatico o cromotropico (che sfruttano il colore per attirare gli insetti e un collante per catturarli), consistenti, in fogli plastificati di colore giallo (Foto n. 5) sui quali viene applicato uno speciale collante privo di effetti tossici, resistente agli agenti atmosferici, che non si discioglie con il sole e non scola sulla vegetazione.
 
Le quali non sono selettive (in quanto attraggono maschi e femmine di mosca ed altri insetti) e soprattutto sono innocue per le Api, che vengono attratte soltanto dal polline e dal nettare e non dal colore.
 
Rappresentano quindi un valido supporto per l’individuazione di quali e quanti insetti sono presenti nell’uliveto e del loro stadio di sviluppo. A condizione che vengano applicate a ca. 2 – 2,5 m di altezza all’esterno della chioma, in numero 7 ca. per ogni 1.000 mq di superficie (equivalenti ad 1 trappola ogni 3 piante) su file alterne e che il controllo della conta delle mosche catturate venga effettuato ogni 3-5 giorni. In modo da rilevare tempestivamente il raggiungimento della cattura di 10 esemplari: limite consigliato per intervenire con dei trattamenti in grado di controllarne la diffusione. Per mantenere inalterata l’efficienza occorre sostituirle ogni mese circa e comunque quando tutta la superficie collosa è ricoperta da insetti.
 
In alternativa ella trappola cromotropica descritta è possibile adottare delle soluzioni fai da te, da realizzare utilizzando una bottiglia di plastica da 1,5 – 2 litri (non di colore blu), sulla quale praticare 4-5 fori di diametro inferiore ad 1 cm in prossimità del collo, ed applicare il tappo in precedenza rimosso, dopo aver inserito alcune delle sostanze di seguito indicati:
  • 50 grammi di lievito di birra e 50 millilitri di ammoniaca per uso domestico, non profumata;
  • 0,5 litri di acqua, ¼ di litro di aceto di vino rosso, 2 cucchiai di zucchero;
  • 0, 750 litri di acqua, 2 cucchiai di lievito di birra e un cucchiaino di solfato di ammonio (adoperato in agricoltura come fertilizzante per abbassare il Ph dei terreni alcalini e fornire azoto alle piante);
Sostanze che a differenza delle trappole cromatiche, esercitano la funzione attrattiva attraverso l’emissione di odori che producono un forte richiamo sugli adulti di maschi e femmine delle mosca.
 
Tali confezioni, per evitare il sole diretto, vanno appese all’interno della chioma, in numero di una ogni tre piante, lungo tutta la periferia degli appezzamenti, per attrarre le mosche verso l’esterno degli stessi.
 
Una volta messo in atto il metodo di cattura della mosca più rispondente ai materiali di cui si dispone, ai fini di determinare la necessità o meno di effettuare degli interventi, occorre procedere con l’operazione di campionamento per valutare l’effettivo livello di infestazione, deducibile dalla presenza nell’oliveto di uova, larve e pupe. In quanto è possibile che le trappole catturino molti adulti, ma condizioni climatiche avverse non favoriscano l’ovodeposizione e/o lo sviluppo delle uova.
 
Campionamento che consiste nel prelevare settimanalmente, raccogliendole a caso, 100 olive per ettaro, 2 per pianta, in diversi punti delle chiome, di almeno 50 piante. Oppure prelevare 10 drupe sul 10% delle piante dell’oliveto. Per poi procedere all’esame del campione attraverso la dissezione delle olive e l’accertamento, possibilmente con l’ausilio di una lente di ingrandimento (del diametro da 10 a 30 mm, per ottenere un ingrandimento da 20 a 10 volte il particolare da osservare), della presenza degli stadi larvali.
 
Ma, considerando che la mosca è particolarmente sensibile alle variazioni di temperatura, anche l’osservazione dei parametri meteorologici rappresenta un fattore fondamentale su cui basare la previsione della dinamica della sua diffusione. Diffusione che diversi entomologi (studiosi della vita degli insetti) concordano essere subordinata agli effetti delle seguenti condizioni:
  • Le temperature miti dei mesi autunno-invernali consentono la sopravvivenza di un maggior numero di forme svernanti e determinano un anticipo dello sviluppo sia vegetativo che delle drupe, rendendole in anticipo di almeno 15 giorni ricettive al primo attacco del parassita;
  • Le temperature comprese fra 7/ 8 °C e 31,5/32,5 °C , favoriscono lo sviluppo ottimale dei diversi stadi di sviluppo: embrionale, larvale e delle pupe;
  • Con temperature di 23/26 °C e 16/17°C la fecondità risulta rispettivamente elevata e minima;
  • Le temperature superiori a 42/43 °C ed inferiori a -9°C risultano letali;
  • In presenza di temperature comprese fra 35/43°C, la disponibilità di acqua nell’ambiente aumenta la possibilità di sopravvivenza di qualche giorno degli adulti;
  • Valori di umidità molto bassi del 20-22%, in concomitanza a temperature estive elevate di 38 °C (vedi corrente annata) provocano, per gli stadi di pupe ed adulti, impennate di mortalità che raggiungono il 90% ed oltre per gli stadi ovo-larvali.
Se poi, dall’esame del monitoraggio risulta la presenza di uova e larve di prima generazione su 2-3 olive e la cattura di 4-5 femmine per trappola cromotropica gialla per settimana, e l’andamento delle condizioni meteorologiche non lasciano ben sperare sulla possibilità di neutralizzazione naturale della infestazione, occorre ricorrere all’adozione dei metodi di lotta che possono essere di tipo:
a) massale adulticida:
- non selettivi, come:
  • Trappola Tap Trap (Foto n. 6) dalla forma a campana (studiata per evitare diluizioni dell’esca dovute alla pioggia, ridurre l’evaporazione causate da eccessivo caldo e rendere più efficace l’esca per effetto del ristagno dell’odore) dall’intenso colore giallo per esercitare, unitamente all’odore emanato da un’esca, da preparare in autonomia, una forte attrattiva.
Preparazione che consiste nel: - prendere una bottiglia di plastica da 1,5 litri senza il tappo originale; - inserirvi mezzo litro di acqua e un’esca proteica (molto appetibile in quanto nutriente indispensabile per la produzione delle uova) costituita da una sarda o acciuga (o scarti di pesce crudo), o da 150 grammi di fagioli; - agganciare il Tap Trap al collo della bottiglia ed appenderla, a partire dall’inizio del mese di Maggio, in numero di una per ogni pianta, lungo il perimetro dell’uliveto e una ogni due piante all’interno, , ad altezza uomo, in posizione Sud e bene esposta al sole, per accelerare la fermentazione dell’esca e incrementare l’odore per consentirne l’attivazione.
 
Per poi, a distanza di 15-20 giorni, compensare il liquido evaporato con aggiunta di ammoniaca, (uso pulizie, non profumata) senza superare il volume iniziale, e non togliere le mosche catturate che macerando rilasciano una sostante ulteriormente attrattive(putrescina);
  • Tracer Fly , metodo meno dispendioso ed impegnativo, avente per ingrediente sempre un’esca alimentare attrattiva per il controllo dei ditteri tefritidi (mosche della frutta), formata da una miscela di acqua con bassissime dosi di Spinosad (insetticida) che, in questo caso però viene spruzzata solo sulla parte medio-alta della chioma esposta a mezzogiorno del 50% degli alberi.
Preparato che è reperibile in commercio con varie denominazioni, fra le quali:
  • Spintor Fly: esca proteica per Ditteri (mosche) addizionata da un insetticida a base di Spinosad, in commercio denominato Qalcova active (sostanza ottenuta dalla fermentazione attivata da un batterio del suolo –Saccharopolyspora- , che agisce per ingestione e contatto su molti insetti, ivi compresa la mosca). Si applica con volumi molto ridotti alla dose di 1-1,2 l/Ha, diluito in 4 l di acqua da distribuire con ugelli regolabili (a cono con orifizi D2-D5, senza piastrina vorticatrice interna), in grado di produrre un getto unico da indirizzare su un’ampiezza di circa 30 – 40 cm della superficie della chioma con minore presenza di drupe, sul 50% di piante (una fila si e una no), alternando le file ad ogni trattamento, per evitare di interessare le zone in precedenza trattate.
Le applicazioni vanno eseguite, a seconda della maggiore o minore presenza della mosca, ad intervalli di 7 – 10 giorni e in numero non superiore a 8 in un anno, e comunque vanno ripetute in caso di dilavamento dell’esca dalla pioggia.
Si consiglia di evitare di miscelare il prodotto con altri preparati e, dopo la diluizione in acqua, di distribuirlo entro 12 ore in assenza di vento, di non tenerlo in contenitori sigillati e di sospendere i trattamenti 7 giorni prima della raccolta. I contenitori una volta completamente svuotati non devono essere dispersi nell’ambiente, né possono essere riutilizzati;
  • Syneis Fly: come il precedente è un insetticida liquido specificatamente formulato con un esca proteica attrattiva nei confronti dei Ditteri tefritidi (mosche della frutta), che data la concentrazione estremamente ridotta di principio attivo (0,24 g/l) è consentito l’impiego anche in Agricoltura biologica (Reg. 834/07/CE). Per cui valgono le modalità d’impiego descritte per lo Spintor Fly.
- Selettiva, che si avvale anch’essa di trappole:
  • con esche alimentari più feromone di tipo sintetico che imita una particolare sostanza chimica odorosa emessa dalla femmina della mosca, per attrarre ed eliminare i maschi, ed impedire così che le uova vengano fecondate e diano origine alla formazione delle larve;
  • specifiche a feromoni, estremamente efficaci per il monitoraggio. Costituite da un tettuccio (Foto n.7) a doppia falda, rivestita di colla nella parte interna, e da un erogatore del feromone (da sostituire ogni 4-5 settimane), posizionato a distanza dal tettuccio per incrementare la capacità di attrazione e cattura. Da installare, a fine giugno, in posizione degli apici vegetativi, in numero di 2-3 per ettaro di oliveto e, in caso di appezzamenti di maggiori dimensioni, in numero di 3 per il primo ettaro e di una per ogni ettaro ulteriore.
  • Eco-Trap, basate sull’utilizzo del metodo “Attract and Kill” (attrai e uccidi). Costituite da un sacchetto contenente una capsula con feromone ed un attrattivo alimentare, rivestito da una speciale carta trattata con un insetticida (con minime dosi di principio attivo, tanto da risultare compatibile per l’uso in Agricoltura biologica), che una volta venuto a contatto con la mosca ne provoca la morte immediata. Vanno applicate, a partire dal 15 giugno- primi di luglio, in tempo utile rispetto all’inizio dello sfarfallamento dei primi adulti, e lasciate in campo, per la cattura degli ultimi esemplari in circolazione, fino dopo la raccolta, in numero di una ogni due piante di media grandezza, con densità di 200- 400 piante ad ettaro; e di una per ogni albero, quando sono più alti di 5 metri e in numero di 100 – 150 ad ettaro. Mentre per densità di 600 – 800 piante è sufficiente una trappola ogni 3 – 4 piante. E comunque mai meno di un numero di 100 trappole ad ettaro;
  • Decis Trap Olivo (Metodo Attract & Kill), composte da un contenitore diviso in due parti (Foto n°8): quella inferiore, di colore arancione e quella superiore trasparente contenente un attrattivo specifico alimentare e feromonico per attrarre le mosche che, entrando a contatto con la parete superiore ricoperta di Deltametrina (Insetticida, acaricida della categoria piretroidi), muore e cade sul fondo. La durata dell’efficienza del dispositivo, ammesso in agricoltura biologica, essendo di 180 giorni, consente di coprire l’intera stagione produttiva senza la necessità di rinnovo. A seconda dell’intensità dell’infestazione rilevata, si consiglia, l’impiego di 1 a 3 e da 5 a 100 trappole ad ettaro, rispettivamente per il monitoraggio o per la cattura massale. Da appendere alle piante nel mese di Giugno (prima dell’indurimento del nocciolo), ad una altezza di 1,50 – 1,80 metri da terra, sul lato dalla chioma esposto a Sud – Sud-Ovest. Disponendole in maniera che la posizione della prima e della seconda fila siano allineate con quelle delle successive file dispari e pari e con una densità maggiore sui bordi dell’appezzamento, soprattutto se confinante con oliveti abbandonati;
b) preventiva, a base di deterrenti finalizzati a dissuadere la mosca a deporre le uova, come:
  • il Caolino (nome commerciale Okycao Caolino per agricoltura): polvere di roccia finissima di origine totalmente naturale, costituita prevalentemente da un minerale silicatico delle argille (Caolinite), non è tossico , né per l’uomo né per l’ambiente, non ha tempi di carenza (Intervallo di tempo da rispettare obbligatoriamente, che intercorre tra l’ultimo trattamento effettuato e la raccolta della produzione) ed è consentito in agricoltura biologica (con granuli delle dimensioni di 2 millesimi di millimetro). Disciolto in acqua nella quantità di 2,5-5,00 Kg/hl (solitamente si consiglia una dose maggiore al primo intervento e una graduale riduzione nei trattamenti successivi) forma una sospensione che nebulizzata sulle piante, prima dell’inizio della deposizione delle uova (Giugno, Luglio) le ricopre di una sottile e omogenea barriere di colore lattiginoso, in grado di determinare un mascheramento della vegetazione e delle drupe ed un ambiente non idoneo all’ovideposizione e all’invasione della Tignola e della Cocciniglie.
Oltre a: - ridurre sensibilmente l’umidità superficiale delle foglie che favorisce lo sviluppo delle spore delle gravi malattie fungine ( Ticchiolatura e Cicloconio o Occhio di Pavone) ; riflettere i raggi solari, evitando danni da scottatura o stress da eccessivo irraggiamento nei mesi più cadi dell’estate; ridurre la perdita di acqua per traspirazione fogliare, favorendone l’accumulo e la riduzione di sofferenza nei periodi di siccità; svolgere un’azione cicatrizzante su eventuali ferite causate dai parassiti; aumentare le capacità foto sintetiche, grazie alla riduzione delle temperature; inibire la proliferazione del batterio simbionte che vive nella mosca (Candidatus erwinia dacicola) e che viene trasferito all’uovo, ostacolando così lo sviluppo della larva; oltre ad influire, secondo uno studio greco condotto nel 2015, alla produzione di un olio con minore acidità libera.
 
Trattandosi di un prodotto ad azione preventiva, va utilizzato in primavera ed estate, per contrastare l’attività degli insetti e da febbraio a novembre per ridurre, come già precisato, l’umidità ed impedire lo sviluppo delle malattie fungine. I trattamenti, indicativamente, vanno ripetuti con una cadenza 10 giorni durante i mesi caldi e ogni 30 giorni d’inverno e ogni qualvolta le foglie tornano verdi dopo il dilavamento prodotto delle piogge.
 
Pertanto, al fine di rendere più difficile il dilavamento e potenziare le difese naturali della pianta nei confronti di agenti patogeni, risulta efficace la combinazione con il Sapone molle di potassio, alla dose di 200-500 g/hl da disciogliere in acqua calda.
 
Per contro è sconsigliata la miscela con prodotti a base di rame e con acqua molto dure (con eccessivo contenuto di Calcio e Magnesio), per evitare possibili effetti fitotossici, come la filloptosi (caduta delle foglie);
  • Zeolite Cubana (nome commerciale Okvzeol-Zeolite attivata) che può essere impiegata come ammendante -Zeofert- (sostanza naturale che mescolata al terreno ne stimola l’attività batterica, aumenta la fertilità e la capacità di trattenere acqua), o come corroborante – Zeo Dry- (prodotto di origine naturale potenziatore delle difese delle piante), che presenta caratteristiche simili a quelle del Caolino, ma mentre quest’ultimo maschera la pianta e nasconde l’odore degli insetti, la Zeolite fa da repellente poiché determina un habitat ostile agli insetti che ne viene a contatto, grazie all’effetto letale della struttura lamellare delle sue particelle.
L’applicazione, alla dose di 300-400 g/hl, che si esegue a partire dalla ripresa vegetativa, ad intervalli di 10-15 giorni a seconda dell’azione dilavate delle piogge, richiede un’accurata miscelazione con l’acqua fino ad ottenere una completa dispersione.
 
In caso di consistenti infestazioni, per rafforzare il potere repellente e dissuasivo nei confronti della mosca, è possibile effettuare un trattamento abbinato a prodotti coadiuvanti, quali Poltiglia Bordolese o altri prodotti a base di rame.
 
I quali pur non esercitando un’azione diretta verso gli adulti e le larve, sviluppa una azione deterrente nei confronti delle femmine per l’ovodeposizione ed una attività di abbattimento del batterio - Candidatus erwinia dacicola- (presente sella vegetazione e sui rami degli ulivi), in simbiosi con la mosca che, a sua volta, per alimentare la larvetta, lo pone nelle vicinanze dell’uovo compromettendone lo sviluppo.
 
Anche se è bene precisare che trattasi di prodotti che: agiscono per contatto ed sono soggetti anch’essi al dilavamento in caso di pioggia; la loro efficacia diminuisce nei mesi con alti livelli di umidità; vanno impiegati nelle primissime fasi dell’infezione; e la quantità da distribuire non può superare i 28 Kg per ettaro in 4 anni.
 
Altro formulato rispondente allo scopo è il Rame Active: fertilizzante a base di solfato di rame che contiene sostanze estratte dai vegetali (Lignosolfonati) che facilitano l’assorbimento dl rame nella pianta.
 
Il prodotto, ammesso anche in agricoltura biologica, pur essendo stato studiato per la risoluzione di carenze nutritive inerenti il rame, esplica una funzione protettiva dai funghi patogeni e dalla mosca olearia, mediante trattamenti da effettuarsi nelle ore fresche della giornata, alle dosi di 100-200 grammi in 100 litri di acqua.
 
Sia il Colino che la Zeolite sono classificati come Corroboranti è non necessitano di Patentino per essere acquistati.
 
Come già precisato dal 2021 gli olivicoltori, non avendo potuto utilizzare più l’efficacissimo unico prodotto curativo in grado di devitalizzare adulti e larve della mosca, hanno dovuto improntare una nuova strategia di difesa con distinti effetti adulticida/preventivi e larvicida/curativi.
 
La Bayer (Gruppo chimico-farmaceutico dei più importante a livello mondiale, con competenze nei settori della salute, dell’agricoltura e dei materiali innovativi), per sopperire alle citate difficoltà, cercare di ha realizzato e lanciato il descritto dispositivo Decis Trap Olivo (per la difesa adulticida/preventiva) e soprattutto il Sivanto Prime (per la difesa larvicida-curativa).
 
Insetticida innovativo a base di Flupyradifurone, adatto alla difesa integrata (Che la Direttiva CE N.128/2009 definisce: misure appropriate, volte a mantenere l’uso dei prodotti fitosanitari e altre forme di intervento a livelli tali, in termini economici ed ecologici, da minimizzare i rischi per la salute umana e dell’ambiente) che si distingue per: - la durata e rapidità di azione tre volte superiore rispetto agli standard di riferimento; agire per contatto e ingestione sia su forme adulte che larvali; essere assorbito e traslocato su tutta la vegetazione per via sistemica (che viene distribuito ai vari tessuti dell’organismo); la riduzione del rischio di trasmissione delle virosi; il controllo degli insetti con resistenza manifesta ad altri agrofarmici; l’innocuità nei confronti delle Api, Bombi e altri insetti utili.
 
Si applica alla dose di 0,75 l/Ha in un solo trattamento l’anno. Inoltre, da quest’anno, il prodotto è stato autorizzato per trattamenti contro la cocciniglia dell’Olivo (Saissetia oleae) e la mosca sputacchina (Philaenus spumarius) propagatrice della trasmissione della Xylella fastidiosa (Responsabile della strage degli ulivi in Puglia). Ed in virtù della particolare modalità d’azione Fast Feedind Cessatio (Cessazione Rapida dell’Alimentazione), agisce in pochi minuti neutralizzando gli insetti prima che possano trasmettere virus e batteri.
 
A completamento dell’azione contro i parassiti più presenti e nocivi nell’oliveto, oltre la mosca, quali: Occhio di pavone, Rogna e Lebbra, la Bayer ha inoltre messo a disposizione degli olivicoltori un prodotto innovativo di origine naturale denominato Serenade Aso: fungicida-battricida a base del batterio Bacillus subtilis, le cui spore nel competere con funghi e batteri per lo spazio vitale ne impediscono lo sviluppo, oltre a potenziare le difese della pianta verso gli attacchi esterni.
 
Comunque, fermo restando la validità di tutti metodi di lotta descritti, per cercare di ridurre gli interventi di contenimento per il controllo della mosca, assume fondamentale importanza la preventiva applicazione delle tecniche agronomiche, quali:
  • Minimizzare la presenza nell’oliveto di piante delle varietà più suscettibili alla mosca (utili, in numero limitato, come soggetti spia per un più efficace monitoraggio), attraverso innesti con varietà meno vulnerabili. Suscettibilità che uno studio condotto dall’Università di Palermo a Castelvetrano (Trapani) ha accertato essere più consistenze sulle piante che mantengono più a lungo la colorazione verde e la durezza della polpa delle olive;
  • la raccolta totale delle olive (e non soltanto sulle parti di piante con maggiore produzione o più agevolmente raggiungibili) per evitare, da parte di pupe svernanti, l’inoculo sulle olive abbandonate e il conseguente incremento di infestazione primaverile;
  • la rimozione delle piante in oliveti incolti ed abbandonati: fonte di incontrastata propagazione della mosca;
  • l’inerbimento, anche parziale, del terreno con specie erbacee, al fine di fornire l’habitat adatto ai numerosi insetti parassitoidi antagonisti della mosca delle olive, appartenenti all’ordine degli Imenotteri (Api, Vespe, Calabroni e Formiche): Opius concolor, Pnigalio mediterraneus, Eupelmus urozonus, Euritoma martelli e Cyrtoptyx latipes (piccole Vespe) e dei Ditteri (Mosche e zanzare): Lasioptera brlesiana . Quest’ultimo in particolare è un moscerino predatore delle uova della mosca, che contribuisce in maniera non trascurabile al contenimento delle prime infestazioni estive negli areali centromeridionali;
  • la concimazione equilibrata, rispetto agli effettivi fabbisogni della pianta, in relazione alla quantità di elementi nutritivi presenti nel terreno (tramite analisi del terreno) ed di quelli asportati nel corso del ciclo vegeto-produttivo stagionale. Che,indicativamente consiste nella somministrazione, ad inizio inverno o primavera, di Kg 2-5 (a seconda delle dimensioni della pianta) di un fertilizzante complesso con rapporto 2 1 1, fra i macroelementi:
Azoto –N-: per favorire la crescita vegetativa della pianta, stimolare l’allegagione e lo sviluppo dei frutti, anche se è bene non esagerare nella quantità, per evitare un incremento della vegetazione che costituisce un attrattivo per la mosca;
Fosforo –P-: per promuovere i processi vitali della pianta legati alla sua produttività (fioritura, allegazione e maturazione);
Potassio-K-: fondamentale per l’accumulo di olio nell’oliva, considerato che più del 50% del fabbisogno della pianta è destinato alle drupe, in coincidenza del loro accrescimento;
e comprendente microelementi quali, in particolare:
Boro –Bo, che esercita un ruolo fondamentale nella fase di fioritura, nei confronti della germinabilità del polline e dell’allegagione. La sua carenza si manifesta con decolorazione fogliare, malformazioni e caduta di fiori e foglie;
Magnesio -Mg-, che è l’elemento chiave della fotosintesi: processo attraverso il quale la pianta produce carboidrati sfruttando la luce del sole. Il suo deficit contribuisce a produrre ingiallimento fogliare;
e Ferro –Fe-: che prende parte al processo della Fotosintesi clorofilliana, la cui carenza provoca oltre notevoli ingiallimenti fogliari una stentata crescita della pianta.
  • Potatura: che, in zone dove non c’è percolo di gelate, si effettua, subito dopo la raccolta delle olive ed altrove in primavera, con cadenza annuale o biennale, allo scopo di: eliminare i debilitanti polloni (che si generano direttamente dalle radici o dal tronco e che crescono in verticale competendo con il fusto principale della pianta) e i succhioni (germogli vigorosi a sviluppo verticale che nascono da gemme dormienti del fusto e delle branche, in seguito ad una potatura molto energica), nonché i rami vecchi, spezzati e malati; formare un tronco ed una robusta impalcatura; rinnovare la vegetazione fruttifera; consentire la circolazione dell’aria e la penetrazione della luce all’interno della chioma (per realizzare condizioni sfavorevoli agli attacchi parassitari); e stabilire un equilibrio fra rami a legno e a frutto, per ridurre gli eccessi produttivi e la tendenza all’alternanza di produzione (annate cariche seguite da annate scariche di olive). Onde evitare i probabili maggiori danni che, in occasione delle annate di carica, i ritardi di maturazione comportano, in conseguenza del sopraggiungere delle avversità meteoriche e della maggiore propagazione della terza generazione della mosca.
Messe in atto le cure e gli accorgimenti fin qui elencati, per ottenere una produzione di olio quantitativamente e qualitativamente apprezzabile, risulta imprescindibile individuare ed eseguire con diligenza ed oculatezza le fasi conclusive del processo produttivo, quali:
  • Il momento migliore per la raccolta delle olive, che coincide con la fase fenologica (stadio del ciclo della pianta) dell’invaiatura, cioè quando la buccia delle olive migra dal colore verde a quello rosso violaceo e viene raggiunto il massimo accumulo di acido oleico e linoleico. Fase che, a seconda delle aree geografiche, delle varietà (Ad esempio il Frantoio e il Leccino sono adeguatamente mature quando raggiungono, rispettivamente, l’invaiatura del 50% e del totale della superficie) e dell’andamento climatico, si verifica tra metà ottobre e metà dicembre.
Fase alla quale segue quella della maturazione completa, coincidente con il colore della buccia totalmente viola o nera che, anche se consente di ottenere un lieve incremento della resa, per l’ accumulo di olio dal sapore più dolce nelle drupe, comporta uno scadimento qualitativo (riduzione della ricchezza di composti aromatici, antiossidanti e di sostanze fenoliche che conferiscono ad ogni olio le sue peculiari caratteristiche aromatiche, oltre che salutistiche), una perdita di olive per cascola naturale ed un maggior tempo a disposizione della mosca per incrementare l’infestazione.
 
Fra i metodi usati per individuare la fase di invaiatura, oltre quello empirico, basato sull’esperienza, vengono presi in considerazione parametri deducibili dal:
controllo della frequenza di percentuale dell’indice di colorazione (su una scala da 0 = verde intenso a 7 = nero e polpa imbrunita fino al nocciolo) di 100 olive prese da un campione di 1 chilogrammo;
valore della resistenza al distacco delle drupe (rilevato con il dinamometro) di ca. 4 Niuton ( 1 Niuton = 101 grammi) equivalenti a 4 N, poiché con valori al di sotto di 3 N inizia la cascola spontanea;
e valore dell’indice di consistenza della polpa (rilevato con il penetrometro) di 350 g/mm2. Anche se considerando la diversa progressione delle fasi fenologiche di ogni varietà, tale valore, in virtù dell’esperienza, dovrà essere adattato alle caratteristiche di ogni zona olivicola;
  • la Raccolta , che può essere praticata attraverso diversi metodi, dei quali si ritiene utile descrivere brevemente, di seguito, i pro e i contro, affinché il lettore-olivicoltore possa optare per quello più confacente alle caratteristiche del proprio oliveto , delle attrezzature e della manodopera di cui dispone e della qualità dell’olio che si prefigge di ottenere:
Raccattatura: raccolta a mano, o con raccoglitrici meccaniche, delle olive da terra spontaneamente cadute per maturazione inoltrata (sovra maturazione), o dalle reti disposte sotto la proiezione della chioma, previa opportuna sistemazione del terreno . Metodo applicato per piante di elevate altezze, che comporta il protrarsi dei tempi operativi e l’esposizione delle olive ad attacchi di muffe e parassiti che determinano il deprezzamento dell’olio che si ricava;
Abbacchiatura: consistente nella battitura della chioma con lunghe canne o bastoni per far cadere le olive su delle reti. Il che richiede notevole impegno di energie fisiche agli operatori e provoca inevitabili danni alla vegetazione e compromettenti lesioni alle olive;
Brucatura : raccolta a mano, adatta per un numero limitato di piante dal contenuto sviluppo. Poiché pur rispettando l’ integrità delle olive è caratterizzata da bassa capacità lavorativa;
Pettinatura: raccolta a mano, con l’ausilio di piccoli rastrellini e reti (Foto n. 9), per oliveti di modesta entità o, per coltivazione di maggiore estensione, con l’uso di reti, o ombrelli rovesciati supportati da mezzi semoventi, e pettini vibranti dotati di applicazione di tipo ergonomico (finalizzati ad annullare le sollecitazioni sull’operatore) ad oscillazione variabile, azionati da compressori trasportabili. Dispositivi che consentono buone prestazioni di lavoro, anche se richiedono una appropriata regolazione della frequenza delle oscillazioni per evitare di provocare asportazione di foglie e ammaccature alle olive;
Scuotitura: adatta per piante che dispongono di una adeguata struttura legnosa, non presenta incidenze negative sulla vegetazione e sulle olive e unito a reti o ancor meglio ai dispositivi ad ombrello di cui sopra, consente una buona capacità lavorativa. In quanto si avvale: per oliveti
di medie dimensioni, di un asta che termina con un gancio che va applicato sui rami fruttiferi (Foto n. 10), azionata da un motore trasportabile con una sorta di zaino; mentre, per gli oliveti di grandi estensioni, dell’impiego di un’apparecchiatura destinata ad operare su un consistente numero di piante adulte in piena produzione e che dispongono di una con robusta struttura legnosa.
 
Poiché trattasi di raccolta totalmente meccanizzata, basata su bracci vibranti (collegati ed azionate ad e da un trattore) che terminano con una grossa pinza, che va fissata alle branche o al tronco degli alberi, e di una struttura ad ombrello rovesciano su cui cadono le olive che vengono convogliate in un serbatoio. Procedimento che garantisce elevata capacità di lavoro e tempestività d’intervanto (che, in caso di difformità di maturazione delle olive, necessita di una seconda applicazione, a meno che non si effettui un trattamento con prodotti cascolanti (che favoriscono il distacco delle olive.
 
I quali però contenendo acido formico e ascorbico, contaminerebbero le drupe e conseguentemente l’olio), a fronte di un elevato costo di esercizio che ne limita l’utilizzazione.
 
Tranne che, pur disponendo di un oliveto con un limitato numero di piante, si abbia la possibilità di fruire del servizio fornito da un imprenditore agricolo contoterzista che disponga dell’attrezzatura in questione;
  • e la Molitura, che essendo l’operazione che culmina con l’importantissima fase dell’estrazione dell’olio, affinché si possa conseguire l’esito migliore, occorre non trascurare nessuna delle accortezze di seguito elencate:
scelta di un frantoio che pratica il metodo di spremitura a “freddo”, cioè a temperature, nel corso dei processi di lavorazione (frangitura, gramolatura e separazione dell’olio dall’acqua di vegetazione), inferiore ai 27 ° C, stabilita dalle norme della Comunità Europea (Reg. CE 10/12/2019).
 
Condizione necessaria per mantenere inalterate le qualità nutrizionali e fisiche dell’olio extravergine di oliva, conservarne integre le proprietà e potenziare i benefici che ne derivano dalla consumazione.
 
Tale metodo infatti consente di estrarre e preservare la quantità di minerali, vitamine e sostanze ricche di proprietà antiossidanti contenuti nei frutti, oltre ad esaltarne il sapore e la percezione sensoriale. Caratteristiche che compensano ampiamente la minore quantità di olio prodotto con il metodo di estrazione a “caldo”, che prevede l’utilizzo di temperature più elevate, in quanto finalizzate ad estrarre più olio possibile dalla materia prima.
 
Il che, dal punto di vista quantitativo, sembrerebbe la soluzione migliore, se non fosse che con tale metodo si incorre: nella perdita di polifenoli e nelle conseguenti alterazione del sapore (più dolce); nell’ innalzamento del’acidità e nella maggiore dispersione dell’aroma fruttato.
 
Quindi è un prodotto che non fa male, ma certamente non reca tutti i citati benefici e le caratteristiche sensoriali di un olio commercialmente definibile “EVO estratto a freddo”;
consultazione preveniva del gestore del frantoio di fiducia per stabilire data e orario di lavorazione delle olive, nonché quantità conferibile;
sistemazione delle olive appena raccolte in contenitori perfettamente puliti, che consentano il passaggio dell’aria (cassette in plastica dura fessurata) adoperabili anche per il trasporto e l’eventuale stoccaggio, onde evitare travasi che possono rovinare il contenuto;
esclusione d’impiego di sacchi di juta o altri materiali come contenitori;
lavorazione delle olive il prima possibile, e comunque entro 12 ore dalla raccolta;
tempi di eventuale stoccaggio non superiori a 48 ore, soprattutto nel caso di olive non in perfette condizioni (ammaccate e soprattutto attaccate dalla mosca), perché, in tali condizioni, anche lo stoccaggio di un giorno in più può compromettere la qualità dell’olio per effetto della diminuzione della sostanze fenoliche, dei componenti volatili, dell’aumento dell’acidità e dell’insorgenza di processi fermentativi, possibile causa di difetti sensoriali, quali il “riscaldo”e l’”avvinato”.
 
La presente elaborazione, allo scopo di offrire al lettore-olivicoltore un esauriente pro-memoria di tipologie di interventi praticabili, di riscontri effettuabili ed accorgimenti non trascurabili per riuscire, quanto più possibile, a mantenere integro il preziosissimo patrimonio di sostanze uneguagliabili che la natura ha accorpato nelle OLIVE per elargirle all’uomo che da millenni (ca.3000 a.C.) ha scoperto come estrarle e usufruirne.
La Nostra Voce

NOI DIAMO SPAZIO AL CITTADINO
BASTA CON LA POLITICA SUI SOCIAL
 
La Nostra Voce è anche La Tua Voce
 
Il Portale di Santa Maria delle Mole è nato proprio per tale scopo.
 
Indipendentemente dal nome, ci occupiamo di tutte le problematiche delle frazioni “a valle” del comune di Marino e quindi di: Castelluccia, Cava dei Selci, Due Santi, Fontana Sala, Frattocchie e Santa Maria delle Mole.
Portiamo avanti, già da anni e con evidenti risultati, questo impegno in modo assolutamente apolitico ed intendiamo sottolinearlo APOLITICO 

Perché questo:
In molti hanno tentato di percorrere tale strada ma alla fine si sono sempre dimostrati quel che intendevano mascherare; lavorare solo per scopi personali e di partito.
Infatti come potete tastare con mano:
- Tutti i siti tematici sono stracolmi di politica e pubblicità.
- Tutte le pagine e, ancor peggio, tutti i gruppi Facebook di zona sono ormai monopolizzati da tre/quattro individui che ci martellano dalla mattina alla sera di pubblicazioni politiche ed inserzioni pubblicitarie di attività in loco. Non portano benefici ma rimbalzano incessantemente informazioni già note!

Non è rimasto più spazio per chi vuole lamentarsi del solito malcostume comunale o di quelle problematiche che rendono difficile il quieto vivere perché soffocati da questo indecente comportamento.

Per tale motivo, noi APOLITICI ed ASCOLTATORI della comunità, abbiamo deciso di dare un taglio a tutta questa indecente volgarità di comportamento e dedicare delle aree per portare alla luce, solo e soltanto, le nostre difficoltà di vita.
Per la risoluzione delle problematiche ce ne occuperemo sul portale ed anche a suon di carte bollate, ove necessario!

 
Per qualsiasi problematica questo portale mette già a disposizione un Forum dove chiunque può dire la propria. Esiste anche la possibilità di intervenire sulle argomentazioni pubblicate periodicamente.

Per non creare troppa confusione e per coloro che non sono in grado di utilizzare tali strumenti ma sanno come muoversi sui social: abbiamo attivato degli Speciali Gruppi su Facebook per ogni frazione. Scegli il gruppo a te dedicato:
E’ ben inteso: A nessuna comunicazione politica, pubblicitaria o di semplice frivolezza verrà dato spazio.

 
Castelluccia e Fontana Sala:
Sono di Castelluccia - Fontana Sala ... senza SE
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Tutti questi gruppi sono gestiti da personale ultra qualificato e già facente parte della nostra redazione.
Esponete problemi ma mai parlare di politica, di attività commerciali, di ricette, cani e gatti smarriti e tutti quegli argomenti già martellanti altrove.

Siete i benvenuti a “Casa Vostra” ed il vostro smartphone smetterà di suonare o vibrare in continuazione per inutili motivi.
 

BENEDIZIONE PASQUALE DELLA FAMIGLIA E DELLA CASA

Il messaggio del Parroco Don Jesus ai fedeli parrocchiani


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